| L'umiltà | |
Alla base della sua ascesi, il santo pone l'umiltà, radice e madre di tutte le virtù. L’umiltà è diventata il suo proprio "io", l'essenza del suo modo di pensare e di agire, come risulta chiaramente dai Sermones antoniani. Essa è la conseguenza della riflessione sull'abiezione e sulla nullità della natura umana. Considerando le conseguenze fisiologiche della nutrizione e della digestione del corpo umano il quale è costretto alla defecazione, sant'Antonio afferma che, di fronte a una tale bassezza, ogni uomo deve umiliarsi profondamente. Perfino il concepimento e la nascita sono, per Antonio, un motivo per deporre qualsiasi sentimento di superbia. L'umiltà fa conoscere all'uomo se stesso e Dio. Come il fuoco riduce in cenere e abbassa le cose alte, così l'umiltà costringe il superbo a piegarsi e a umiliarsi, ripetendo le parole del Genesi: "Polvere tu sei e in polvere tornerai" (3,19). Il vero umile si ritiene un verme, un figlio di verme e putredine. Il disprezzo di sé (contemptus sui) è la principale virtù dell'uomo giusto, con la quale egli, verme della terra, si contrae e si allunga per raggiungere i beni celesti. La superbia è il più grave peccato davanti a Dio e l'umiltà è la più nobile delle virtù. Essa sostiene con modestia le cose ignobili e disoneste ed è aiutata dalla grazia divina. L'umiltà è paragonata a un fiore, poiché come un fiore essa ha la bellezza del colore, la soavità del profumo e la speranza del frutto. "Quando vedo un fiore - osserva sant'Antonio - spero nel frutto; così quando vedo un umile, io spero nella sua beatitudine celeste". Il santo pone nel cuore la sede della virtù dell'umiltà. Come il cuore regola la vita del corpo, così l'umiltà presiede alla vita dell'anima Come il cuore è il primo organo a vivere e l'ultimo a cessare di esistere, così la virtù dell'umiltà muore insieme con lui. Se il muscolo cardiaco non può sopportare né un dolore né una grave malattia per non compromettere la vita degli altri organi, la virtù dell'umiltà non può né lamentarsi delle offese ricevute né crucciarsi per l'altrui benessere, perché, se essa vien meno, va in rovina l'edificio delle altre virtù. Frate Antonio distingue dieci gradi di umiltà, che sintetizzano tutto il cammino della perfezione.
Non c'è pagina dei Sermones che tradisca, non dico un principio di vanagloria, incompatibile con la santità, ma neppure che riveli la coscienza del suo reale valore, il che potrebbe anche conciliarsi con l'umiltà. Viva è in Antonio la preoccupazione di farsi "piccolo", di mettere in ombra i suoi pregi e in luce i suoi difetti, per premunirsi contro ogni assalto della superbia. "Tu, cenere e polvere, insuperbirti di che? Della santità della vita? Ma è lo spirito che santifica; non il tuo, quello di Dio. Ti infonde forse piacere la lode che il popolo riserva ai tuoi discorsi? Ma è il Signore che dà il dono dell'eloquenza e della sapienza. Che cos'è la tua lingua, se non una penna in mano di uno scrivano?". "Se un adulatore ti dice: "Sei esperto e sai molte cose", è come se ti dicesse: "Sei un indemoniato" (i greci dicono daimonion un profondo conoscitore delle cose). Tu devi rispondergli con il Cristo: "Non sono indemoniato", perché da me stesso non so niente e nulla di buono è in me; glorifico il mio Dio, attribuisco a lui ogni cosa e gli rendo gloria. Egli è il principio di ogni sapienza e di ogni scienza". Naturalmente l'uomo presta la sua cooperazione alla divina bontà. Di questa è impossibile non avere coscienza. Tuttavia nel valutare i suoi meriti personali il santo procede con cautela. Li disistima più che esagerarne l'importanza. Soprattutto non divide mai gli aspetti positivi della vita dai negativi. L’uomo virtuoso "insieme con le belle cose che opera, ritiene per sua umiliazione i difetti. E non saperli vincere, nonostante la loro piccolezza, è per lui un monito continuo a vivere nell'umiltà". Il patrimonio di virtù, che frate Antonio mirava di continuo ad accrescere, si univa a una profonda sapienza. I Sermones dimostrano splendidamente l'eccezionale cultura di frate Antonio di Padova. Dai suoi scritti, se non emergono le rare qualità del genio, risultano queste specialissime doti:
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Un pochino Borghese... Ho fatto un patto sai con le mie emozioni... le lascio vivere e loro non mi fanno fuori!
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giovedì 2 dicembre 2010
L'umiltà sant'Antonio afferma che,
venerdì 12 novembre 2010
In piccolo, si può smuovere anche il Quirinale
In piccolo, si può smuovere anche il Quirinale
Secondo: la necessità di fernare il corso del nostro contatore del terrore cioè del debito publico è confermata dal fatto che oggi anche lo spread dei BTP italiani sul BUND ha superato con 192 punti il rec0rd dello scorso inizio giugno. La consolante tesi per la quale l’Italia era fuori dalla crisi non è destinata a restare vera, con questi chiari di luna politici. E non perché io difenda il governo berlusocni o Giulio Tremonti. Al contrario, servirebbero credibili impegni politici adeguati alla bnuova cornice di instabilità. Cioè un governo stabile e un ministro dell’Economia capace e in condizioni di assicurare un serio èpiano pluriennale di ridimensionamento della spesa pubblica in termini reali, a fronte di credibili , paralleli e immediati sgravi fiscali a imprese e lavoratori. Il governo che sta tirando le cuoia in questi giorni ha creduto e scelto di non poterlo fare per non alzare la temperatura delle polemiche sociali, stanta la difesa a testuggine da parte delle mille lobbies italiane del milione di rivoli della spesa pubblica, che ha continuato a salire in questi anni nella sua parte corrente mentre scendeva in quella per investimenti. Prima che sia troppo tardi, bisogna invertire il segno di questa scelta. Invertitrla con forza e durezza. Indicando in cinque -sei punti di spesa pubbluica e pressione fisdale in meno l’orizzonte triennale di provvedimenti che ridisegnino alcuni punti essenziali del welfare e della macchina pubblica italiana, con cessioni al mercato di interi comparti di servizi pubblicui che pre restare tali devono essere offerti secondo standard di qualità e di efficienza, ma non gestiti più da dipendenti pubblici pagati dal contribuente. Altrimenti, bisogna sapere che inevitabilmente o quasi -dietro l’angolo i nuovi governi e le nuove alchimie che ci sta preparando una politica priva di visione in ogni area politica, al centro come a sinistra come a maggior ragione nella destra resa afasica dal dramma berlusconico – magari dopo un’elezione confusa e senza vincitori dotati di maggioranza coesa, la soluzione sarà quella di una patrimoniale con la scusa che chi c’era prima ha raccontato balle. ma non una patrimoniale come ponte di breve termine per l’adozione immediata di una flat tax di convergenza tra reddito delle persone fisiche e giuridiche sul 20%. Una patrimoniale e basta, per reperire le nuove risorse che tutti vogliono spendere per far ancora lievitare la spesa pubblica.
Per questo, ieri sera a Porta a porta, ho deciso con un minimo di doppiezza di sollevare il caso della nota del Quirinale che affermava, a due giorni soli dall’inderogabilità richiamata dal Colle dell’approvazione della legge di stabilità, che non si poteva andare avanti con tagli continui. Una nota ambigua, ho detto. Che correva il rischio di essere imbracciata dal partito della spesa pubblica – quello che da Pompei ai teatri, dai film ai ricercatori universitari confonde lo sviluppo con i denari del contribuente – come un’insperatata e autorevolissima legittimazione. Stamattina ho rilanciato la palla, intervistando gasparri a La versione di Oscar su radio 24 glie l’ho fatto ridire. Il Quirinale a quel punto ha deciso di emettere una nota di precisazione, il cui senso è non bisogna accrescere il deficit ma bisogna fare scelte precise invece che tagli lineari.
E’ già qualcosa, ed è comunque un successo. Non possiamio soperare che il Quirinale si metta a dire insieme a noi che la via giusta è quella in realtà di comprimere energicamente spesa pubblica e tasse . Ma, in piccolo, siamo almeno riusiti a fargli dire che non bisogna fare più deficit, ed è già qualcosa in questa povera disastrata Italia.
Oscar G.
domenica 24 ottobre 2010
Le cose che ho imparato nella vita
Le cose che ho imparato nella vita
(Paulo Coelho)
(Paulo Coelho)
Ecco alcune delle cose che ho imparato nella vita:
Che non importa quando sia buona una persona, ogni tanto ti ferirà. E per questo, bisognerà che tu la perdoni.
Che ci vogliono anni per costruire la fiducia e solo pochi secondi per distruggerla.
Che non dobbiamo cambiare amici, se comprendiamo che gli amici cambiano.
Che le circostanze e l'ambiente hanno influenza su di noi, ma noi siamo responsabili di noi stessi.
Che, o sarai tu a controllare i tuoi atti, o essi controlleranno te.
Ho imparato che gli eroi sono persone che hanno fatto ciò che era necessario fare, affrontandone le conseguenze.
Che la pazienza richiede molta pratica.
Che ci sono persone che ci amano, ma che semplicemente non sanno come dimostrarlo.
Che a volte, la persona che tu pensi ti sferrerà il colpo mortale quando cadrai, è invece una di quelle poche che ti aiuteranno a rialzarti.
Che solo perchè qualcuno non ti ama come tu vorresti, non significa che non ti ami con tutto se stesso.
Che non si deve mai dire ad un bambino che i sogni sono sciocchezze: sarebbe una tragedia se lo credesse.
Che non sempre è sufficiente essere perdonato da qualcuno. Nella maggior parte dei casi sei tu a dover perdonare te stesso.
Che non importa in quanti pezzi il tuo cuore si è spezzato; il mondo non si ferma, aspettando che tu lo ripari.
Quando la porta della felicità si chiude, un'altra si apre, ma tante volte, guardiamo così a lungo a quella chiusa, che non vediamo quella che è stata aperta per noi.
La miglior specie d'amico è quel tipo con cui puoi stare seduto in un portico e camminarci insieme, senza dire una parola, e quando vai via senti come se fosse stata la miglior conversazione mai avuta.
E' vero che non conosciamo ciò che abbiamo prima di perderlo, ma è anche vero che non sappiamo ciò che ci è mancato prima che arrivi.
Ci vuole solo un minuto per offendere qualcuno, un'ora per piacergli, e un giorno per amarlo, ma ci vuole una vita per dimenticarlo.
Non cercare le apparenze, possono ingannare. Non cercare la salute, anche quella può affievolirsi.
Cerca qualcuno che ti faccia sorridere perché ci vuole un sorriso per far sembrare brillante una giornataccia.
Trova quello che fà sorridere il tuo cuore.
Ci sono momenti nella vita in cui qualcuno ti manca così tanto che vorresti proprio tirarlo fuori dai tuoi sogni per abbracciarlo davvero!
Sogna ciò che ti và, vai dove vuoi, sii ciò che vuoi essere, perché hai solo una vita e una possibilità di fare le cose che vuoi fare.
Puoi avere abbastanza felicità da renderti dolce, difficoltà a sufficienza da renderti forte, dolore abbastanza da renderti umano, speranza sufficiente a renderti felice.
Mettiti sempre nei panni degli altri. Se ti senti stretto, probabilmente anche loro si sentono così.
Le più felici delle persone, non necessariamente hanno il meglio di ogni cosa; soltanto traggono il meglio da ogni cosa che capita sul loro cammino.
La felicità? Ingannevole per quelli che piangono, quelli che fanno male, quelli che hanno provato, solo così possono apprezzare l'importanza delle persone che hanno toccato le loro vite.
Il miglior futuro? Basato sul passato dimenticato, non puoi andare bene nella vita prima di lasciare andare i tuoi fallimenti passati e i tuoi dolori.
Quando sei nato, stavi piangendo e tutti intorno a te sorridevano. Vivi la tua vita in modo che quando morirai, tu sia l'unico che sorride e ognuno intorno a te piange.
Che non importa quando sia buona una persona, ogni tanto ti ferirà. E per questo, bisognerà che tu la perdoni.
Che ci vogliono anni per costruire la fiducia e solo pochi secondi per distruggerla.
Che non dobbiamo cambiare amici, se comprendiamo che gli amici cambiano.
Che le circostanze e l'ambiente hanno influenza su di noi, ma noi siamo responsabili di noi stessi.
Che, o sarai tu a controllare i tuoi atti, o essi controlleranno te.
Ho imparato che gli eroi sono persone che hanno fatto ciò che era necessario fare, affrontandone le conseguenze.
Che la pazienza richiede molta pratica.
Che ci sono persone che ci amano, ma che semplicemente non sanno come dimostrarlo.
Che a volte, la persona che tu pensi ti sferrerà il colpo mortale quando cadrai, è invece una di quelle poche che ti aiuteranno a rialzarti.
Che solo perchè qualcuno non ti ama come tu vorresti, non significa che non ti ami con tutto se stesso.
Che non si deve mai dire ad un bambino che i sogni sono sciocchezze: sarebbe una tragedia se lo credesse.
Che non sempre è sufficiente essere perdonato da qualcuno. Nella maggior parte dei casi sei tu a dover perdonare te stesso.
Che non importa in quanti pezzi il tuo cuore si è spezzato; il mondo non si ferma, aspettando che tu lo ripari.
Quando la porta della felicità si chiude, un'altra si apre, ma tante volte, guardiamo così a lungo a quella chiusa, che non vediamo quella che è stata aperta per noi.
La miglior specie d'amico è quel tipo con cui puoi stare seduto in un portico e camminarci insieme, senza dire una parola, e quando vai via senti come se fosse stata la miglior conversazione mai avuta.
E' vero che non conosciamo ciò che abbiamo prima di perderlo, ma è anche vero che non sappiamo ciò che ci è mancato prima che arrivi.
Ci vuole solo un minuto per offendere qualcuno, un'ora per piacergli, e un giorno per amarlo, ma ci vuole una vita per dimenticarlo.
Non cercare le apparenze, possono ingannare. Non cercare la salute, anche quella può affievolirsi.
Cerca qualcuno che ti faccia sorridere perché ci vuole un sorriso per far sembrare brillante una giornataccia.
Trova quello che fà sorridere il tuo cuore.
Ci sono momenti nella vita in cui qualcuno ti manca così tanto che vorresti proprio tirarlo fuori dai tuoi sogni per abbracciarlo davvero!
Sogna ciò che ti và, vai dove vuoi, sii ciò che vuoi essere, perché hai solo una vita e una possibilità di fare le cose che vuoi fare.
Puoi avere abbastanza felicità da renderti dolce, difficoltà a sufficienza da renderti forte, dolore abbastanza da renderti umano, speranza sufficiente a renderti felice.
Mettiti sempre nei panni degli altri. Se ti senti stretto, probabilmente anche loro si sentono così.
Le più felici delle persone, non necessariamente hanno il meglio di ogni cosa; soltanto traggono il meglio da ogni cosa che capita sul loro cammino.
La felicità? Ingannevole per quelli che piangono, quelli che fanno male, quelli che hanno provato, solo così possono apprezzare l'importanza delle persone che hanno toccato le loro vite.
Il miglior futuro? Basato sul passato dimenticato, non puoi andare bene nella vita prima di lasciare andare i tuoi fallimenti passati e i tuoi dolori.
Quando sei nato, stavi piangendo e tutti intorno a te sorridevano. Vivi la tua vita in modo che quando morirai, tu sia l'unico che sorride e ognuno intorno a te piange.
lunedì 4 ottobre 2010
Il Nord visto da(l) Sud, storie di emigranti al contrario - Francesco Cazzaniga, il milanese che ha scelto Catania;:«Amo il clima californiano»
| 30 settembre 2010 | ||
| Claretta Muci | ||
Uomo salmone: si definisce così Francesco Cazzaniga. Proprio lui, con quel cognome che non lascia dubbi sull'origine meneghina, è "emigrato" dalla Milano del Nord a quella del Sud, ovvero Catania. 36 anni, laurea in Scienze della comunicazione, è entrato alla Tod's subito dopo gli studi per uno stage ed è diventato Direct Marketing Manager. Poi nel 2006 la svolta: un figlio piccolo e la decisione di cambiare tutto…
Che cosa l'ha spinta a fare il grande salto? Il motivo è esclusivamente familiare: quando è nato mio figlio io e mia moglie abbiamo deciso che non volevamo farlo crescere nello smog e nel grigio del centro di Milano, ma in un posto solare, con il mare, l'aria pulita e tutti i vantaggi della città. Mia moglie è siciliana e la scelta è caduta su Catania per questo. Così, ho parlato direttamente con Diego Della Valle, spiegandogli i motivi della scelta, e ho fatto il grande salto controcorrente e senza paracadute, perché non avevo nessuna certezza, ma tanta di voglia di fare e un grande ottimismo. Mi sono rimboccato le maniche e ho cercato di sviluppare progetti nel mio settore, quello del marketing e della comunicazione.
Com'è cominciata la sua avventura?All'inizio ho lavorato con un contratto a progetto di responsabile marketing per La Compagnia della Bellezza. Dopo sei mesi, con due soci, ho aperto l'ABCom Communication, un'agenzia di cui sono amministratore: ho puntato su new media e social network, che sono ormai strumenti indispensabili per lavorare nel settore della comunicazione. Curiamo la social media strategy di varie aziende senza perdere di vista la valorizzazione del territorio. Per esempio, ultimamente stiamo lavorando molto nel settore della ristorazione: promuoviamo singoli locali, offriamo informazioni, abbiamo una redazione che cerca sagre e ricette, con una community di oltre 7 mila contatti.
Che accoglienza ha ricevuto quando è arrivato in Sicilia?Soprattutto destavo molta curiosità: mi guardavano come si guarda un matto perché venivo da "Milano centro"! Mi sono sentito ripetere spesso la frase: "Ma cu tu fici fari? (ma chi te l'ha fatto fare)". Il primo che la disse fu un primario e alla mia risposta, "Ma non siamo nel terzo mondo", lui commentò: "Ti do tempo per vedere…"Mi chiamavano "lo straniero", ma non tanto nel senso di "quello che viene da fuori", quanto nell'accezione calcistica di "fuoriclasse" (non lo dico con presunzione, sia chiaro!), quello che ha una marcia in più.
A un freelance il mercato del Sud offrirà certamente cose diverse rispetto al Nord…Si tratta di due culture, di due modi di intendere il lavoro completamente diversi e premetto che non voglio mancare di rispetto a quella meridionale nel fare le mie considerazioni. Paradossalmente, qui si lavora di più, perché spesso non ti basta un solo impiego per vivere. Magari la mattina fai un lavoro d'ufficio, il pomeriggio il giardiniere e la sera il pizzaiolo! Conosco bravi ingegneri che fanno i salti mortali per avere un part-time a 500 euro al mese.
E' vero che il costo della vita è decisamente inferiore..
Ma è anche vero che gli stipendi sono bassissimi: qui chi guadagna 2 mila euro al mese è benestante. Io vedo molti candidati per diverse posizioni e sono sempre stupito dal fatto che la stessa persona si candida per tre ruoli diversi! Per disperazione, l'ingegnere si offre anche come grafico! Io invece cerco di spiegare che a me interessa qualcuno che si voglia specializzare in qualcosa che ama fare, anche se mi rendo conto che il problema di come sbarcare il lunario diventa prevalente. Purtroppo l'alto tasso di disoccupazione è visto dalle aziende come un "vantaggio": ti pagano poco e spesso in nero, perché tanto non hai alternative. In generale, la mia esperienza mi porta a dire che spesso la filosofia generale è spendere il meno possibile o allungare i tempi dei pagamenti, senza porsi il problema che chi lavora deve anche mangiare…
Mette mai in discussione la sua scelta?Da un punto di vista professionale a volte mi dichiaro pentito, ma dal punto di vista umano no, perché faccio tutto sempre con tanta passione. A volte soffro il fatto che qui ci sono stimoli completamente diversi e una volta al mese ho bisogno di andare a Milano per trovare nuovi spunti. Per contro, ho imparato valori che non conoscevo, ho vissuto la famiglia e per me gli affetti sono essenziali; quando mio figlio era piccolo, per esempio, di pomeriggio potevo passare molto tempo con lui, l'ho visto crescere e sono contento. Forse la mia scelta verrà messa in discussione quando sarà adolescente. Vedremo… Io continuo a mantenermi fiducioso sullo sviluppo delle aziende private e sulla meritocrazia in un ambiente sano, a dispetto di atteggiamenti e aspettative generati dalla classe dirigente pubblica, o di usanze poco professionali molto diffuse qui al Sud.
Consiglierebbe a un giovane del Nord di fare "l'uomo salmone" come lei?Sì, ma solo se ha un piccolo paracadute, per esempio un'entrata sicura, anche modesta, come l'affitto di una casa di proprietà, o un part-time o una consulenza già avviati. Così ti puoi guardare intorno con tranquillità e realizzare un tuo progetto. Bisogna essere molto tenaci e self-confident per farcela, questo sì.
Come le appare Milano dalla sua nuova prospettiva?Sinceramente lo vedo come un ambiente molto "lontano", distante culturalmente e molto diverso (nel bene e nel male!). Una sorta di luce o punto di riferimento per la formazione e il completamento professionale, ma anche una trappola e una "centrifuga" per quanto riguarda i rapporti personali. E' un luogo dinamico e frenetico, dove la velocità ed i ritmi accelerati vengono quasi idealizzati. In merito agli stili di vita, qui sento un clima più "californiano", anche se ancora provinciale e "isolato"... nel senso che avverto moltissimo il fenomeno dell'isola, dell'"isolamento" dal resto d'Italia e il volersi considerare "autonomi".
Che cosa le manca di più della "vita precedente"?Sento molto la mancanza degli stimoli professionali e di un contesto culturale internazionale, oltre alla solidità offerta da aziende private serie e altamente qualificate, ma cerco di ritagliarmi spazi in cui studiare e sviluppare seriamente, per esempio, il mondo delle applicazioni per iPhone ed iPad.
La cosa che ama di più, e quella che ama di meno…Sicuramente mi piacciono il capitale umano e la capacità di fare rete. A Milano forse siamo più timorosi e chiusi, anche se all'apparenza si direbbe il contrario. Non sopporto, invece, la mancanza di precisione, l'improvvisazione e la mentalità del "poi ti pago". A volte i pagamenti arrivano dopo uno o due anni! Se uno dovesse vivere di quello
giovedì 23 settembre 2010
Se fossi un operaio mi chiederei dove finisce il 50% del mio stipendio"
se fossi un operaio mi chiederei dove finisce il 50% del mio stipendio"
Luca Cordero di Montezemolo, presidente della Ferrari, si mette nei panni degli operai e apre una polemica sull'eccessivo carico fiscale che grava sui dipendenti. Seguendo un ragionamento della presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, che ha invitato il governo per l'ennesima volta a tagliare le tasse a chi lavora nelle imprese, Montezemolo azzarda: "se io fossi un operaio, mi chiederei dove finisce il 50% del mio stipendio". Il presidente della Ferrari, ex di Confindustria, si riferisce al caso di un lavoratore in fabbrica che mediamente ha lo stipendio decurtato del 50% e certamente non evade, non avendone la possibilità visto che la ritenuta è alla fonte.
22/09/2010
lunedì 13 settembre 2010
Per non essere soli...
Qualche anno fa venne da me una signora, accompagnata dal marito, e mi disse che aveva l’ossessione di pulire i cassetti. Li apriva, li puliva, poi ci guardava dentro e, anche se non c’era rimasto nulla, s’immaginava che ci sarebbe potuto essere dello sporco invisibile, perciò li puliva un’altra volta. Poi puliva i sanitari, passava l’aspirapolvere e usava il battitappeto; quindi copriva il tappeto con una pellicola trasparente in modo che, anche passandoci sopra, non lo si potesse toccare.
Quando suo marito e il figlio dodicenne rincasavano, lei li faceva spogliare in garage, poi dava loro delle tute usa e getta e dei copri-scarpe come quelli che adoperano i chirurghi; in questo modo la casa sarebbe rimasta in ordine. Nessuno poteva sedersi sul divano in salotto. Suo figlio poteva andare in camera sua, ma se metteva anche una sola cosa fuori posto, lei iniziava a urlare. Suo marito era sul punto di lasciarla.
A quel punto del racconto, io guardai il marito e scoppiai a ridere, così lui mi chiese: “Che c’è da ridere?”, e io risposi: “Beh, mettiamola così: non riesco a credere che lei abbia permesso che si arrivasse a questo punto”. La sua risposta fu: “A dire la verità, mia moglie è in cura da uno psichiatra da dieci anni, ha seguito delle terapie farmacologiche e fa delle sedute…”.
Io dissi: “Beh, adesso c’è una novità. Questa è casa sua, questi è suo figlio e il fatto che lei abbia permesso a sua moglie di arrivare a questo punto… dalle mie parti si dice che sei troppo imbranato per farci qualcosa”.
“Beh, se cerco di parlarle…”
“E chi ha detto di parlare? Quando uscirete da questa stanza, le consegnerò un sacchetto pieno di sporcizia. Una volta a casa, lo rovesci sul tappeto, perché se la sua signora non è in grado di convivere con una cosa del genere, ha un serio problema!”
La donna mi guardò e disse: “Se facesse una cosa così, io impazzirei”. E io: “Meglio che impazzisca lei, signora, piuttosto che impazziscano suo marito e suo figlio, ecco come la penso. Lei ha un problema e lei dovrà imparare ad affrontarlo”. Le chiesi di chiudere gli occhi e di immaginare casa sua, di muoversi da una stanza all’altra, di cassetto in cassetto, e di vedere che tutto era assolutamente sterile.
Non una piega sul tappeto, non un’impronta di piedi, non un calzino fuori posto: tutto perfettamente in ordine. La guardai e, mentre se ne stava seduta con un’espressione estatica dipinta sul volto, le dissi: “Mentre osserva questa casa assolutamente perfetta, voglio che si renda conto che non c’è alcuna traccia, di alcun tipo, che lasci intendere che la casa è abitata. Infatti, una casa così pulita è un messaggio che le comunica che si ritroverà completamente sola. Suo marito la lascerà, suo figlio non le rivolgerà mai più la parola, non avrà amici e, dal momento che è così fissata con l’ordine e la pulizia, non ci sarà neanche un cane a tenerle compagnia. Quando morirà, sarà una delle persone più sole sulla faccia della terra. Ma i suoi cassetti vuoti saranno puliti e disinfettati”.
Lei aprì gli occhi, mi guardò e una lacrima le scese lungo il viso. Allora proseguii: “Ora, chiuda gli occhi ancora una volta e riveda il suo tappeto: c’è l’impronta di un piede. Guardi la camera di suo figlio: c’è un paio di mutande sul pavimento. Si renda conto che questo significa che non è più sola. Le persone che ama vivono ancora con lei. Ogni cosa che non è esattamente al suo posto, una rivista stropicciata, una tazza nel lavello, ha un suo significato. Quindi, se ama suo figlio, se ama suo marito e vuole avere dei segnali che loro le sono vicini, che non l’hanno lasciata per sempre, allora queste piccole cose la renderanno felice."
Quando suo marito e il figlio dodicenne rincasavano, lei li faceva spogliare in garage, poi dava loro delle tute usa e getta e dei copri-scarpe come quelli che adoperano i chirurghi; in questo modo la casa sarebbe rimasta in ordine. Nessuno poteva sedersi sul divano in salotto. Suo figlio poteva andare in camera sua, ma se metteva anche una sola cosa fuori posto, lei iniziava a urlare. Suo marito era sul punto di lasciarla.
A quel punto del racconto, io guardai il marito e scoppiai a ridere, così lui mi chiese: “Che c’è da ridere?”, e io risposi: “Beh, mettiamola così: non riesco a credere che lei abbia permesso che si arrivasse a questo punto”. La sua risposta fu: “A dire la verità, mia moglie è in cura da uno psichiatra da dieci anni, ha seguito delle terapie farmacologiche e fa delle sedute…”.
Io dissi: “Beh, adesso c’è una novità. Questa è casa sua, questi è suo figlio e il fatto che lei abbia permesso a sua moglie di arrivare a questo punto… dalle mie parti si dice che sei troppo imbranato per farci qualcosa”.
“Beh, se cerco di parlarle…”
“E chi ha detto di parlare? Quando uscirete da questa stanza, le consegnerò un sacchetto pieno di sporcizia. Una volta a casa, lo rovesci sul tappeto, perché se la sua signora non è in grado di convivere con una cosa del genere, ha un serio problema!”
La donna mi guardò e disse: “Se facesse una cosa così, io impazzirei”. E io: “Meglio che impazzisca lei, signora, piuttosto che impazziscano suo marito e suo figlio, ecco come la penso. Lei ha un problema e lei dovrà imparare ad affrontarlo”. Le chiesi di chiudere gli occhi e di immaginare casa sua, di muoversi da una stanza all’altra, di cassetto in cassetto, e di vedere che tutto era assolutamente sterile.
Non una piega sul tappeto, non un’impronta di piedi, non un calzino fuori posto: tutto perfettamente in ordine. La guardai e, mentre se ne stava seduta con un’espressione estatica dipinta sul volto, le dissi: “Mentre osserva questa casa assolutamente perfetta, voglio che si renda conto che non c’è alcuna traccia, di alcun tipo, che lasci intendere che la casa è abitata. Infatti, una casa così pulita è un messaggio che le comunica che si ritroverà completamente sola. Suo marito la lascerà, suo figlio non le rivolgerà mai più la parola, non avrà amici e, dal momento che è così fissata con l’ordine e la pulizia, non ci sarà neanche un cane a tenerle compagnia. Quando morirà, sarà una delle persone più sole sulla faccia della terra. Ma i suoi cassetti vuoti saranno puliti e disinfettati”.
Lei aprì gli occhi, mi guardò e una lacrima le scese lungo il viso. Allora proseguii: “Ora, chiuda gli occhi ancora una volta e riveda il suo tappeto: c’è l’impronta di un piede. Guardi la camera di suo figlio: c’è un paio di mutande sul pavimento. Si renda conto che questo significa che non è più sola. Le persone che ama vivono ancora con lei. Ogni cosa che non è esattamente al suo posto, una rivista stropicciata, una tazza nel lavello, ha un suo significato. Quindi, se ama suo figlio, se ama suo marito e vuole avere dei segnali che loro le sono vicini, che non l’hanno lasciata per sempre, allora queste piccole cose la renderanno felice."
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