mercoledì 29 settembre 2010

Adriano Olivetti

Senso della comunità


Adriano Olivetti





Straordinaria e poliedrica figura di imprenditore è stato anche uomo di cultura, politico, intellettuale, editore ed urbanista. Adriano Olivetti nasce a Ivrea l'11 aprile del 1901. La vocazione per il mondo dell'industria la eredita dal padre Camillo, un eclettico ingegnere, che nel 1908 fonda a Ivrea "la prima fabbrica italiana di macchine per scrivere".

Dopo essersi laureato in chimica industriale al Politecnico di Torino, nel 1924 inizia l'apprendistato nell'azienda paterna come operaio. A questo proposito, molti anni più avanti, e quando l'azienda sarà un colosso internazionale, dirà al giovane Furio Colombo: "[...] io voglio che lei capisca il nero di un lunedì nella vita di un operaio. Altrimenti non si può fare il mestiere di manager, non si può dirigere se non si sa che cosa fanno gli altri".

L'anno seguente, Olivetti compie un viaggio negli Stati Uniti, viaggio che gli offre l'opportunità di visitare decine di fabbriche fra le più avanzate, sia sotto il profilo della concezione che del rapporto con i dipendenti. Per la sua sensibilità estrosa e ricettiva questo è uno stimolo fortissimo. Tornato in Italia, infatti, si mette in testa di aggiornare e modernizzare la Olivetti, con una serie di progetti appositamente pensati da lui. Fra le novità introdotte si trovano idee originalissime e all'avanguardia, caratterizzate da un'attenta e sensibile gestione dei dipendenti, sempre guardati dal punto di vista squisitamente umano prima che come risorse produttive. Ecco allora prendere corpo un'organizzazione decentrata del personale, una diversa strutturazione delle funzioni direttive, la razionalizzazione dei tempi e metodi di montaggio, lo sviluppo della rete commerciale in Italia e all'estero e altro ancora. Sulla spinta di questo entusiasmo innovatore, di lì a poco avvia anche il progetto della prima macchina per scrivere portatile che uscirà nel 1932 con il nome di MP1.

La nuova organizzazione fa aumentare in maniera significativa la produttività della fabbrica e le vendite dei prodotti. Alla fine del 1932 è nominato Direttore Generale dell'azienda, di cui diventerà Presidente nel 1938 subentrando al padre Camillo. Porta avanti riflessioni e sperimentazioni nel campo dei metodi di lavoro e pubblica, nella rivista da lui fondata, "Tecnica e Organizzazione", vari saggi di tecnologia, economia e sociologia industriale. A Ivrea avvia la progettazione e costruzione di nuovi edifici industriali, uffici, case per dipendenti, mense, asili, dando origine ad un articolato sistema di servizi sociali. In particolare, nel 1937 dà l'avvio alla costruzione di un quartiere residenziale per i dipendenti, su progetto degli architetti Figini e Pollini (il futuro padre del pianista Maurizio). In ambito strettamente indutriale, invece, riduce l'orario di lavoro da 48 a 45 ore settimanali, a parità di salario, in anticipo sui contratti nazionali di lavoro.

Nel 1956 diventa membro onorario dell'American Institute of Planners e vicepresidente dell'International Federation for Housing and Town Planning; nel 1959 è nominato presidente dell'Istituto UNRRA-Casas, creato in Italia per la ricostruzione post-bellica. Tra i numerosi riconoscimenti che gli sono attribuiti vi sono, nel 1955, il Compasso d'Oro per meriti conseguiti nel campo dell'estetica industriale e, nel 1956, il Gran Premio di architettura per "i pregi architettonici, l'originalità del disegno industriale, le finalità sociali e umane, presenti in ogni realizzazione Olivetti".

Tra la fine degli anni '40 e la fine degli '50 la Olivetti porta sul mercato alcuni prodotti destinati a diventare veri oggetti di culto per la bellezza del design, ma anche per la qualità tecnologica e l'eccellenza funzionale: tra questi la macchina per scrivere Lexikon 80 (1948), la macchina per scrivere portatile Lettera 22 (1950), la calcolatrice Divisumma 24 (1956). La Lettera 22 nel 1959 verrà indicata da una giuria di designer a livello internazionale come il primo tra i cento migliori prodotti degli ultimi cento anni.

Alla fine della seconda guerra mondiale l'attività di Adriano Olivetti come editore, scrittore e uomo di cultura si intensifica. Già in precedenza, assieme a un gruppo di giovani intellettuali, aveva fondato una nuova casa editrice, la NEI (Nuove Edizioni Ivrea), di fatto trasformata nel 1946 nelle Edizioni di Comunità. Con un intenso programma editoriale, sono pubblicate importanti opere in vari campi della cultura, dal pensiero politico alla sociologia, dalla filosofia all'organizzazione del lavoro, facendo conoscere autori d'avanguardia o di grande prestigio all'estero, ma ancora sconosciuti in Italia.

In Europa, intanto, imperversa la seconda guerra mondiale e l'imprenditore si rifugia momentaneamente in Svizzera. Qui completa la stesura del libro "L'ordine politico delle comunità", in cui esprime le idee alla base di un vagheggiato Movimento Comunità, fondato successivamente nel 1947. La rivista "Comunità", invece, iniziate le pubblicazioni nel 1946, diventa il punto di riferimento culturale del Movimento. Alla fine del '59 le Edizioni di Comunità pubblicheranno una raccolta di saggi di Adriano Olivetti sotto il titolo "Città dell'Uomo".
Per tradurre le idee comunitarie in realizzazioni concrete, nel 1955 fonda l'IRUR - Istituto per il Rinnovamento Urbano e Rurale del Canavese - con l'obiettivo di combattere la disoccupazione nell'area canavesana promuovendo nuove attività industriali e agricole. L'anno seguente il Movimento Comunità si presenta alle elezioni amministrative e Adriano Olivetti viene eletto sindaco di Ivrea. Il successo induce Comunità a presentarsi anche alle elezioni politiche del 1958, ma risulta eletto il solo Adriano Olivetti.

Il 27 febbraio 1960, nel pieno di una vita ancora vulcanica e intensa, muore improvvisamente durante un viaggio in treno da Milano a Losanna, lasciando un'azienda presente su tutti i maggiori mercati internazionali, con circa 36.000 dipendenti, di cui oltre la metà all'estero.

Luca di Montezemolo

Il motore dell'industria italiana


Luca di Montezemolo


Luca Cordero di Montezemolo nasce a Bologna il 31 agosto 1947. Dal cognome composto si evince subito che le sue sono nobili origini: a seguito dell'abolizione dei titoli e dei privilegi nobiliari sancita dalla costituzione italiana con l'avvento della Repubblica, il cognome "Cordero di Montezemolo" incorpora anagraficamente una parte del titolo nobiliare originale ("di Montezemolo"), aggiunto in seguito all'originale cognome famigliare.

Studia presso l'Università degli studi di Roma "La Sapienza" conseguendo la laurea in Giurisprudenza nel 1971. In seguito studia Diritto Internazionale frequantando la Columbia University di New York.

Il futuro presidente e industriale italiano entra in Ferrari nel 1973 come assistente di Enzo Ferrari; subito ricopre il ruolo di responsabile della Squadra Corse.

E' il 1977 quando lascia la Ferrari per diventare responsabile delle relazioni esterne della FIAT; in seguito sarà amministratore delegato della ITEDI, la holding che controlla il quotidiano "La Stampa" oltre ad altre attività editoriali del Gruppo FIAT.

Diventa poi nel 1982 amministratore delegato della Cinzano International, società dell'Ifi; è anche il responsabile per l'organizzazione della partecipazione all'America's Cup con l'imbarcazione Azzurra Challenge.

Nel 1984 Luca Cordero di Montezemolo è direttore generale del comitato organizzatore dei Mondiali di Calcio di Italia '90.

Torna alla Ferrari nel 1991 in qualità di Presidente e Amministratore delegato, ruolo che ricoprirà a lungo con grande passione sportiva oltre che con saggezza manageriale.
Sotto la sua guida (e quella di Michael Schumacher) la squadra Ferrari di Formula 1 è tornata a vincere il Campionato Mondiale nel 2000, prima volta dal 1979 (nel 1999 la squadra aveva vinto il Campionato Costruttori, prima volta dal 1983).

Nella metà degli anni '90 molto nota è stata la sua relazione con Edwige Fenech.

Nel 2004 il Financial Times cita Montezemolo tra i cinquanta migliori manager al mondo.
E' inoltre fondatore di "Charme", fondo finanziario con il quale ha acquisito "Poltrona Frau" nel 2003 e "Ballantyne" nel 2004.

L'Università degli Studi di Modena gli ha assegnato una Laurea Honoris Causa in Ingegneria Meccanica, e la Fondazione CUOA di Vicenza una in Gestione Integrata d'Impresa.

In passato ha ricoperto gli incarichi di presidente della FIEG (Federazione Italiana Editori Giornali) e degli Industriali della Provincia di Modena, è stato consigliere di amministrazione di Unicredit Banca, TF1, amministratore delegato di RCS Video.

Dal 27 maggio 2003 e fino al marzo del 2008 è Presidente di Confindustria, ruolo che sarà poi occupato da Emma Marcegaglia.

Montezemolo è tuttora presidente della Maserati (dal 1997), presidente della FIAT (dal 2004 al 2010), della Fiera Internazionale di Bologna e della Libera Università Internazionale degli Studi Sociali (Luiss), è consigliere di amministrazione del quotidiano La Stampa, PPR (Pinault/Printemps Redoute), Tod's, Indesit Company, Campari e del Bologna Calcio. E' inoltre imparentato con il cardinale cattolico Andrea Cordero Lanza di Montezemolo, eletto da Papa Benedetto XVI nel 2006.

Nel 2010 lascia la presidenza della Fiat in favore di John Elkann, trentaquattrenne vicepresidente, primogenito di Margherita Agnelli e del suo primo marito Alain Elkann.

Neonata invalida dopo lite tra dottoresse a Bergamo


La notizia, riferita questa mattina dal quotidiano online 'Bergamonews', risale al 30 gennaio scorso

29 settembre, 10:06

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Neonata invalida dopo lite tra dottoresse a Bergamo BERGAMO  - Una bimba albanese è nata invalida agli Ospedali Riuniti di Bergamo, dopo una presunta lite tra due dottoresse per decidere se intervenire o meno con un parto cesareo. Secondo il padre della piccola, Saimir Zekaj, 38 anni, operaio albanese da 16 anni in Italia, la moglie sarebbe stata lasciata due giorni in sala travaglio con dolori fortissimi. La bimba, nata al termine di una gravidanza tranquilla, è invalida praticamente al cento per cento e la madre non potrà più avere figli, a causa di lesioni all'utero.
La notizia, riferita questa mattina dal quotidiano online 'Bergamonews', risale al 30 gennaio scorso. Da allora la piccola Samantha è in ospedale con malformazioni gravi, nutrita da un sondino nell'addome. Un'indagine è stata avviata da tempo, dopo la denuncia dei genitori. "Abbiamo assistito a una discussione molto accesa tra due dottoresse - spiega il padre della bambina - una invitava a fare il cesareo, l'altra no. Fino a che è cambiato il turno dei medici e i nuovi arrivati hanno optato per il cesareo. Ma ormai era tardi: mia moglie aveva l'utero lacerato e la bambina è nata con gravissimi problemi".

LA FAMIGLIA DI CARLO IV 1800-1801

L'Opera

* Nel 1799 Goya era stato nominato <<primo pittore di corte>> e una anno dopo, precisamente nel marzo del 1800 , si accingeva a dipingere nella residenza di Aranjjuez questo grande ritratto della famiglia reale, il più celebre tra quelli dei regnanti si Spagna. Di particolare interesse è la serie di schizzi preparati, in cui l'artista è riuscito a cogliere, con grande penetrazione psicologica, il carattere di ciascun personaggio. Purtroppo dei dieci abbozzi, allora realizzati, non ne restano che cinque, comprendendo quelli conservati al Museo del Prado.
Goya Y LUCIENTES Francisco de  XIX secolo
 RDG.

I SETTE PECCATI CAPITALI 1475-1480

L'Opera
* i sette peccati capitali figurati tra le opere che Filippo II di Spagna fece trasportare all'Escorial nel 1574. Tale spostamento ha evitato che il quadro subbisse la medesima sorte delle opere rimaste nell' altra sede: distrutte a causa di incendi che colpirono l'edificiio e dispose nel corso dell'invasione Napoleonica. Opera di devozione e di meditazione, si trovava nella camera del Re, probabilmente insieme ad un' altra tavola del pittore raffigurante i Sette Sacramenti.
Bosch Hieronymus. (pittore fiammingo)
RDG.

martedì 28 settembre 2010

Svizzera paragonano gli italiani ai ratti Campagna choc contro i 45 mila frontalieri che lavorano nel Canton Ticino

Libero-news.it
M
entre in Italia reggono ancora le polemiche per l'esternazione contro i romani del Senatur Umberto Bossi, dal Canton Ticino arriva una campagna pubblicitaria che magari ci farà sentire tutti più uniti.
Da qualche giorno, infatti, in Svizzera è iniziata una campagna antifrontalieri che paragona i lavoratori italiani presenti in Svizzera a dei ratti.
Non una simpatica trasfigurazione animalesca, tanto che nei messaggi comparsi prima in facebook e poi addirittura su alcuni volantini a Lugano e Locarno si parla espressamente di una deratizzazione da portare a termine.

E in questa campagna i riferimenti agli italiani non mancano di certo. I topi, infatti, si chiamano Fabrizio (piastrellista da Verbania), il ratto Bogdan (un poco raccomandabile simil-ladro romeno con tanto di mascherina stile Banda Bassotti) e, dulcis in fundo, il ratto Giulio, con riferimento al ministro Tremonti, con uno scudo riferito allo scudo fiscale tanto osteggiato dagli svizzeri che non volevano il ritorno di capitali nel nostro Paese.

Per quanto al momento non sia arrivata nessuna rivendicazione ufficiale sulla paternità dell'iniziativa e il leader della Lega dei Ticinesi, Giuseppe Bignasca, si chiami fuori, dall'Italia qualche protesta sdegnata è già arrivata. I primi a lamentarsi sono stati gli esponenti comaschi del Pdl.
"Sono molto amareggiato e contrariato per la vergognosa campagna pubblicitaria messa in atto in Canton Ticino contro i frontalieri, che sono paragonati a spregevoli ratti - afferma il senatore del Pdl Alessio Butti -. I 45.000 frontalieri che quotidianamente attraversano il confine per lavorare in Svizzera costituiscono una fonte di ricchezza per il governo ticinese, perchè pagano le tasse e offrono una forza lavoro qualificata e specializzata. Anzichè lanciare campagne choc contro gli italiani, il governo elvetico dovrebbe essere grato al nostro Paese che, attraverso adeguati corsi di formazione, prepara e mette sul mercato ticinese valenti e abili artigiani, molto richiesti dalle industrie svizzere".
Lo stesso Butti ha depositato un’interrogazione parlamentare per chiedere al governo italiano di avviare tutte le procedure per tutelare l’immagine dei lavoratori frontalieri e far sì che il governo elvetico rispetti la loro dignità, in osservanza agli accordi italo-svizzeri in vigore.
28/09/2010

Il guru Mobius: «Investire negli emergenti? È l'ora della Thailandia»

I paesi emergenti? «In questo momento sono positivo sulla Thailandia. Un'area dove mantenere un atteggiamento bullish (comprare, ndr)». Su quali settori? «Banche ed energia». Ma l'aggravarsi delle tensioni politiche con il governo che non usa mezze misure per zittire i contestatori non rischia di far impennare i rischi per chi decide di investire sulle azioni di Bangkok?
«No, perché questo popolo, dal 1932, da quando è stata abolita la monarchia assoluta, è abituato a una situazione politica instabile. Cionondimeno l'economia sta registrando elevati tassi di crescita che offrono buone opportunità di guadagni per chi decide di puntare in questa area con un orizzonte temporale di almeno cinque anni».
A parlare è Mark Mobius, gestore del fondo Franklin Templeton emerging markets, considerato uno dei guru degli investimenti nei paesi emergenti. Per Mobius, quindi, la visione sulla Thailandia resta positiva nonostante il mercato azionario di Bangkok da inizio anno abbia già corso parecchio (+25,77% in valuta locale, +45,34% in euro, +36,52% in dollari ) dopo il +63% (in valuta locale) archiviato nel 2009. Reagendo quindi alla caduta del 66% fra ottobre 2007 e dicembre 2008, all'apice delle crisi internazionale dei derivati subprime.
«Noi crediamo che la Thailandia abbia un grande potenziale di crescita grazie alle abbondanti risorse naturali, a un sistema di esportazioni diversificato, a un'economia interna elastica e a una vasta popolazione - spiega il gestore che vanta un'esperienza di investimenti nell'area di oltre 40 anni -. Molte delle blue-chip della Thailandia hanno meglio performato nell'ultimo anno rispetto ai concorrenti asiatici. Nonostante questo continuiamo a considerare le valutazioni del mercato azionario thailandese molto attraenti, sulla base dei fondamentali e dei multipli come il rapporto prezzo/utili, il rapporto prezzo/valore di libro e i dividendi. I settori che a nostro avviso beneficeranno di più nel lungo periodo della crescita economica thailandese sono l'energetico e il finanziario».
Quanto alle tensioni politiche in corso tra il governo e le camicie rosse (che non riconoscono la legittimità del governo guidato dal primo ministro Abhisit Vejjajiva e sognano di fare rientrare in patria l'ex premier Thaksin Shinawatra, deposto nel 2006 da un colpo di stato e oggi latitante all'estero con l'accusa di corruzione e abuso di potere) per Mobius potrebbero impattare sulla volatilità, ma solo nel breve periodo. «L'incertezza politica potrebbe causare ritardi nei progetti di stimolo di governo all'economia, principalmente destinati a sostenere i redditi delle popolazioni rurali e la fiducia dei consumatori - spiega -. Gli scontri politici dello scorso aprile potrebbero determinare una perdita, intesa in termini di mancati introiti, di 1,58 miliardi di dollari. Oltreché impattare sul turismo che rappresenta circa il 6-7% del Pil della Thailandia e che occupa circa il 20% della popolazione. Tanto che è probabile che il paese non riuscirà a raggiungere l'obiettivo prefissato di attrarre 15,5 milioni di turisti».
Detto ciò, per chi guarda al lungo periodo, con un orizzonte di investimento di almeno cinque anni, questi problemi si ridimensionano nettamente. «Siamo pesati in Thailandia da circa 15 anni, durante i quali il paese è stato oggetto quasi di continuo di tumulti politici - racconta Mobius -. Dalla crisi asiatica nel 1997 a quella legata ai timori sullo stato di salute del re (il sovrano Bhumibal Adulyadej regna dal 1947 e gode di un'indiscussa popolarità, ndr) fino agli ultimi disordini politici (a maggio 2010, ndr). Ma queste incertezze non hanno intaccato le previsioni di crescita a lungo termine per la Thailandia. Non a caso, la Banca di Thailandia ha recentemente rivisto al rialzo le sue previsioni per la crescita del Pil nel 2010 dal range 3,3%-5,3% al 4,3%- 5,8% (dopo la contrazione del 2,2% nel 2009, nr), sulla base della convinzione che l'economia locale, prevalentemente basata sulle esportazioni (che determinano il 70% del Pil), potrebbe beneficiare del rafforzamento globale domanda». Insomma, secondo il guru della finanza nei paesi emergenti quello attuale forse non è il miglior momento per fare una vacanza in Thailandia ma per investirci, a distanza, s