Un pochino Borghese... Ho fatto un patto sai con le mie emozioni... le lascio vivere e loro non mi fanno fuori!
mercoledì 13 ottobre 2010
CILE: CELEBRA IL CILE L'EMERSIONE DAL SUOLO DEI MINATORI
Presidente Sebastian Pinera, abbraccia i minatori CILENI ,dopo aver raggiunto la superficie.Il primo dei 33 minatori intrappolati per essere issata per la sicurezza nella miniera di San Jose a Copiapo il 12 ottobre 2010
lunedì 11 ottobre 2010
Il ministro al Fmi: «Debiti pubblici saliti per salvare le banche La crisi non è colpa della Cina, ma dell'Occidente»
Crisi, Tremonti: «Sono tornati i bankers,
la speculazione è a piede libero»
ROMA (9 ottobre) - «I bankers sono tornati: la speculazione è a piede libero - ha detto il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti - Due anni fa non c'erano, a Istanbul erano low profile, ora sono tornati: occupano gli hotel più costosi, organizzano feste e ricevimenti. Questo dimostra che la speculazione è a piede libero». Tremonti ha parlato a Washington per i lavori del Fondo monetario internazionale che, nel documento finale, scrive che «la ripresa economica procede, ma è fragile e non omogenea».
«I bonus dei banchieri internazionali sono superiori ai livelli di prima della crisi - dice il ministro - I bonus, i derivati e tutto è agli stessi livelli di prima della crisi. Forse i bonus sono più alti».
«Debiti pubblici saliti per salvare le banche». «I debiti pubblici sono saliti anche perché è stata fatta la scelta di salvare le banche nel loro insieme - ha detto Tremonti - Per fortuna questo non è accaduto in Italia».
«Crisi, non è colpa della Cina, ma dell'Occidente». «Non vedo ragione di criticare la Cina, ma piuttosto l'Occidente che ha messo in pista un meccanismo di globalizzazione troppo rapido - ha detto Tremonti - I cinesi non hanno nessuna colpa, hanno una loro logica. L'avete voluto voi così in fretta il mercato mica io. Avete sostituito a "liberté, egalité, fraternité" il motto "globalité, marché, monnaie"».
Tremonti ha successivamente spiegato che il suo riferimento non era rivolto in particolare ai banchieri italiani. Una precisazione accolta favorevolmente dall'amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera, che con Tremonti si è incontrato alla tradizionale colazione offerta da Cà de Sass presso l'ambasciata italiana. «Mi ha fatto molto piacere che Tremonti abbia distinto tra banchieri e banchieri, l'ho apprezzato» ha detto Passera incontrando i giornalisti. L'ad di Intesa ha sottolineato in particolare che «nella crisi le varie banche si sono comportate in modo diverso: quelle come la nostra non hanno creato i presupposti della crisi, hanno tenuto e non hanno chiesto soldi, quindi fa molto bene chi distingue tra banchiere e banchiere»
«I bonus dei banchieri internazionali sono superiori ai livelli di prima della crisi - dice il ministro - I bonus, i derivati e tutto è agli stessi livelli di prima della crisi. Forse i bonus sono più alti».
«Debiti pubblici saliti per salvare le banche». «I debiti pubblici sono saliti anche perché è stata fatta la scelta di salvare le banche nel loro insieme - ha detto Tremonti - Per fortuna questo non è accaduto in Italia».
«Crisi, non è colpa della Cina, ma dell'Occidente». «Non vedo ragione di criticare la Cina, ma piuttosto l'Occidente che ha messo in pista un meccanismo di globalizzazione troppo rapido - ha detto Tremonti - I cinesi non hanno nessuna colpa, hanno una loro logica. L'avete voluto voi così in fretta il mercato mica io. Avete sostituito a "liberté, egalité, fraternité" il motto "globalité, marché, monnaie"».
Tremonti ha successivamente spiegato che il suo riferimento non era rivolto in particolare ai banchieri italiani. Una precisazione accolta favorevolmente dall'amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Corrado Passera, che con Tremonti si è incontrato alla tradizionale colazione offerta da Cà de Sass presso l'ambasciata italiana. «Mi ha fatto molto piacere che Tremonti abbia distinto tra banchieri e banchieri, l'ho apprezzato» ha detto Passera incontrando i giornalisti. L'ad di Intesa ha sottolineato in particolare che «nella crisi le varie banche si sono comportate in modo diverso: quelle come la nostra non hanno creato i presupposti della crisi, hanno tenuto e non hanno chiesto soldi, quindi fa molto bene chi distingue tra banchiere e banchiere»
domenica 10 ottobre 2010
Uniforme: agenti di sesso femminile di nuova formazione della Nazionale afgano .
Uniformeagenti di sesso femminile di nuova formazione della Nazionale afgano prendere sedili anteriori in un centro di formazione a Kabul come un nuovo gruppo di ufficiali di partecipare alla loro cerimonia di laurea.
sabato 9 ottobre 2010
Nella giungla della busta paga
Nella giungla della busta paga
Dagli scatti di anzianità alla previdenza integrativa, dalla maternità alle detrazioni fino alle addizionali regionali
IL REBUS DEL CEDOLINO
Nella giungla della busta paga
Dagli scatti di anzianità alla previdenza integrativa, dalla maternità alle detrazioni fino alle addizionali regionali
| (archivio Corriere) |
Oggi, quando un dipendente apre la busta paga, in 99 casi su 100 avrebbe bisogno di un esperto che gli spiegasse, in soldoni, «che cosa vuol dire», racconta la cacciatrice di teste Giovanna Brambilla. E degli specialisti esistono davvero. Sono i consulenti del lavoro, che tra i propri compiti hanno quello di districarsi nella giungla di leggi, regole e accordi e preparare i cedolini per conto di una lunga serie di aziende. Soprattutto quelle piccole, che da sole non hanno spesso le competenze tecniche per farlo. «Siamo circa 27 mila in Italia - racconta Alessandro Graziano, vicepresidente dell'Associazione nazionale consulenti del lavoro nella provincia di Milano - e svolgiamo tutti gli adempimenti previsti dalle norme per l'amministrazione del personale dipendente». Per capire quelle norme, e i loro risvolti in busta paga, ecco una guida ad alcune delle voci più frequenti dei cedolini d'Italia.
a cura di Giovanni Stringa
giovedì 7 ottobre 2010
Wen arriva a Roma e la cinese Huawei si allea con Vodafone per costruire la rete italiana hi-tech
Storia dell'articolo
Huwei e Vodafone* alleate in una collaborazione quinquennale nella rete a banda larga di nuova generazione. Una partnership a tutto campo che prevede la creazione a Milano di un centro ricerche congiunto da dieci milioni di investimenti, tutti mirati su tecnologie e servizi all'avanguardia in un campo estremamente concorrenziale com'è quello delle telecomunicazioni. La ricaduta sull'occupazione è promettente: la multinazionale cinese delle telecomunicazioni con sede a Shenzhen, 70mila addetti, ha pianificato per i prossimi sei mesi un centinaio di assunzioni.
Testimoni d'eccezione il primo ministro cinese Wen Jiabao e il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, domani, nella cornice delle celebrazioni per l'anno della Cina in Italia e dei quarant'anni delle relazioni tra i due paesi. L'onore della firma toccherà al presidente di Huawei Europa, Richard Yu e al ceo Italia di Vodafone, Paolo Bertoluzzo.
L'accordo corona una presenza italiana di Huawei caratterizzata da una crescita a tappe ma inarrestabile: arrivata in Italia in sordina poco più di cinque anni fa con 200 dipendenti, ne conta già oltre 300, destinati a superare i 400 entro i primi mesi dell'anno prossimo. La società ha aperto un nuovo ufficio a Roma (sarà inaugurato ufficialmente il mese prossimo), a breve il trasferimento anche in un'altra sede a Milano.
Un'azienda che crea posti di lavoro qualificati, quindi, come stanno a dimostrare le cento figure professionali in organico destinate a seguire i diversi progetti in tutto il paese: ingegneri, tecnici, esperti di software e di reti. «L'intesa raggiunta, in realtà, consolida la preesistente collaborazione di Huawei con il Gruppo Vodafone, sul fronte dei terminali, delle soluzioni di Core Network, degli apparati e delle infrastrutture di rete e della ricerca tecnologica – precisa al Sole 24 Ore David Wang, Ceo di Huawei Italia –. Il centro che sarà aperto a Milano andrà ad affiancare il Core innovation centre (Cic) inaugurato lo scorso novembre e attrezzato con le più recenti tecnologie Huawei dedicate soprattutto alla telefonìa mobile e al core network».
Il chiaro intento di Huawei è quello di radicarsi nel mercato italiano con un partner a lungo termine, aggiunge David Wang, «rivolgendosi a tutte quelle aziende che hanno necessità di incrementare i servizi di comunicazione. Di qui la collaborazione nella creazione e nel potenziamento di reti a banda larga su scala nazionale per fornire servizi altamente innovativi agli utenti finali nel campo delle reti di nuova generazione fisse. Tecnicamente si tratta dell'implementazione di soluzioni Ftth, Fiber to the Home, e mobili nel settore del mobile broadband».
L'accordo corona una presenza italiana di Huawei caratterizzata da una crescita a tappe ma inarrestabile: arrivata in Italia in sordina poco più di cinque anni fa con 200 dipendenti, ne conta già oltre 300, destinati a superare i 400 entro i primi mesi dell'anno prossimo. La società ha aperto un nuovo ufficio a Roma (sarà inaugurato ufficialmente il mese prossimo), a breve il trasferimento anche in un'altra sede a Milano.
Un'azienda che crea posti di lavoro qualificati, quindi, come stanno a dimostrare le cento figure professionali in organico destinate a seguire i diversi progetti in tutto il paese: ingegneri, tecnici, esperti di software e di reti. «L'intesa raggiunta, in realtà, consolida la preesistente collaborazione di Huawei con il Gruppo Vodafone, sul fronte dei terminali, delle soluzioni di Core Network, degli apparati e delle infrastrutture di rete e della ricerca tecnologica – precisa al Sole 24 Ore David Wang, Ceo di Huawei Italia –. Il centro che sarà aperto a Milano andrà ad affiancare il Core innovation centre (Cic) inaugurato lo scorso novembre e attrezzato con le più recenti tecnologie Huawei dedicate soprattutto alla telefonìa mobile e al core network».
Il chiaro intento di Huawei è quello di radicarsi nel mercato italiano con un partner a lungo termine, aggiunge David Wang, «rivolgendosi a tutte quelle aziende che hanno necessità di incrementare i servizi di comunicazione. Di qui la collaborazione nella creazione e nel potenziamento di reti a banda larga su scala nazionale per fornire servizi altamente innovativi agli utenti finali nel campo delle reti di nuova generazione fisse. Tecnicamente si tratta dell'implementazione di soluzioni Ftth, Fiber to the Home, e mobili nel settore del mobile broadband».
mercoledì 6 ottobre 2010
Secondo l'Istat coinvolge quasi 4,8 milioni di persone, boom alberghi e trasporti
Il doppio lavoro non va in pensione in Italia
Nella massa del doppio lavoro comunque - spiegano i tecnici Istat - c'e' pero' una grossa fetta di lavoro in nero, spesso nel commercio, nella ristorazione, negli alberghi e nei servizi alla persona Il dato emerge da un raffronto tra i dati dell'Istat sugli occupati totali nel 2009 e le posizioni lavorative calcolate nello stesso anno. A fronte di 24.838.000 occupati in media annua infatti ci sono 29.617.000 posizioni lavorative (tra regolari e irregolari) con una percentuale di irregolarita' nel complesso del 17,6%.
Il numero dei doppiolavoristi - si evince dalla serie storica - e' stato sostanzialmente stabile negli ultimi anni anche se la percentuale sul totale dei lavoratori si e' leggermente abbassata (grazie all'aumento dell'occupazione in generale). Per quasi 900.000 persone il doppio lavoro e in agricoltura (tra l'autoproduzione nel proprio orto e l'impiego nella coltivazione e nel raccolto nei campi di altri). A fronte di 979.000 occupati nel settore nel 2009 c'erano, nello stesso anno 1.837.000 posizioni lavorative. Nel settore del commercio ''allargato'' (commercio, riparazioni, alberghi e ristoranti, trasporti e comunicazioni) gli occupati totali (le persone) nel 2009 erano 6.052.000 ma le posizioni di lavoro risultavano essere 8.358.000 con una differenza di oltre 2,3 milioni di unita'.
Questo e' il settore dove e' piu' forte l'utilizzo del part time ma anche dove il sommerso, ad esclusione del lavoro domestico, ha la percentuale piu' alta (28,6% contro il 17,6 di media tra tutti i comparti), quattro volte superiore a quella dell'industria nel complesso. All'interno del comparto del commercio sono il settore degli alberghi e pubblici esercizi e quello dei trasporti e le comunicazioni ad avere la percentuale piu' alta sia di doppio lavoro che di sommerso. Secondo i dati fermi al 2008 il lavoro irregolare in alberghi, ristoranti e bar si avvicina al 42% mentre i ''doppiolavoristi'' sono circa 900.000 (le posizioni lavorative superano le 2,1 milioni di unita' contro gli 1,2 milioni di occupati). Nei trasporti e le comunicazioni la percentuale di lavoro irregolare sfiora il 50% mentre coloro che fanno una doppia attivita' sono quasi 1,2 milioni.
Nel lavoro domestico si concentra il lavoro irregolare (64,2% nel 2008 ma in calo rispetto al 78,6% di dieci anni prima) e le posizioni lavorative complessive che risultano all'Istat sono, sempre secondo i dati risalenti al 2008, 2.230.000 a fronte di 1.465.000 occupati (765.000 quindi i casi di doppio lavoro). Nell'industria sono scarsi sia i caso di doppio lavoro sia quelli di lavoro irregolare (6,8% la percentuale nel 2009). Nell'industria in senso stretto (escluse le costruzioni) la percentuale di irregolarita' del lavoro scende al 4,2% mentre le doppie attivita' sono solo 87.000.
Gli occupati nel settore erano 4.962.000 mentre le posizioni lavorative complessive risultavano essere 5.049.000. Nelle costruzioni, comparto ad alto utilizzo di lavoro irregolare anche a causa della discontinuita' della produzione (cantieri che aprono e chiudono), a fronte di 1.924.000 occupati nel 2009, le posizioni lavorative erano 2.176.000. Nel comparto, l'irregolarita', secondo l'Istat, ha raggiunto il 12,7% in aumento rispetto al 2008 (era al 12%) ma in forte calo rispetto a dieci anni prima, nel 1999 quando era al 17,6%.
Sanità: neonata muore all'Annunziata, 12 avvisi di garanzia
Inutile il trasferimento della bimba, nata con parto cesareo, nel reparto di terapia intensiva neonatale a seguito di un peggioramento. Per gli indagati la possibilità di nominare periti di fiducia
di Redazione - 05/10/2010
La bimba era nata due giorni prima con un parto cesareo e le sue condizioni erano state considerate buone dai medici, che non avevano ritenuto opportuno trasferirla subito nel reparto di terapia intensiva neonatale. A seguito di peggioramento delle condizioni generali, il trasferimento c'era poi stato ma invano.
Nei giorni scorsi il pm Luigi Landolfi ha affidato l'autopsia al medico legale Pietro Tarsitano, al ginecologo Mariano Iaccarino e al neonatologo Lucio Giordano. Intanto gli indagati, coloro che si sono occupati della piccola Mariarca Pia, hanno la possibilità di nominare propri periti di fiducia.
Tra le ipotesi avanzate sulla morte della neonata, un difetto congenito non immediatamente diagnosticato.
Iscriviti a:
Post (Atom)

