Un pochino Borghese... Ho fatto un patto sai con le mie emozioni... le lascio vivere e loro non mi fanno fuori!
venerdì 17 settembre 2010
giovedì 16 settembre 2010
Problemi all'aereo di Berlusconi
Atterraggio di emergenza a Milano
16 settembre, 10:04Guarda la foto 1 di 1
L'aereo e' atterrato regolarmente. Il problema ha riguardato un finestrino del cockpit mentre l'aereo era in volo.''E' tutto tranquillo'', ha spiegato il vicesegretario alla presidenza del Consiglio, Bonaiuti,che era a bordo''Ora si attende un altro aereo per proseguire il viaggio'', ha concluso.
Scopre in sala parto che bimbo e' morto
Nascita era stata rimandata di una settimana
16 settembre, 10:38Correlati
mercoledì 15 settembre 2010
Waiting For Chirurgia: 5 anni. In 5 minuti si può salvarlo.
Ci sono milioni di bambini affetti da schisi labiale non riparati e palati che hanno poco a che alcuna prospettiva di essere mai aiutato. I loro genitori sono talmente poveri, non avrebbero mai potuto permettersi un intervento chirurgico. Così si aspettano e sperano e pregano che un giorno, possa insorgere qualcuno ad aiutarli.
lunedì 13 settembre 2010
Stop ai sacchetti di plastica! Mettici la firma
Sai che ogni anno a causa dei sacchetti dispersi nell'ambiente muoiono migliaia di pesci, balene, delfini, tartarughe ed altri animali? Firma e fai firmare la petizione
Perchè sono così dannosi per l'ambiente
I sacchetti di plastica sono volatili e si diffondono nell'ambiente. Rimangono per anni impigliati nei rami, lungo le sponde dei corsi d'acqua, sulle spiagge e le scogliere, diffondono degrado nei giardini, si trovano sepolti tra le foglie nei boschi, in frammenti nel terreno agricolo. Un sacchetto resta nell'ambiente da un minimo di 15 a un massimo di 1000 anni.
Le tartarughe marine confondono i brandelli di film di plastica fluttuanti con le meduse, loro prede preferite.
Balene e altri mammiferi marini, così come molti grandi uccelli marini ne sono vittime a migliaia, forse milioni.
La plastica negli oceani: il Pacific trash Vortex
Dispersione e concentrazione: il gioco delle correnti ha generato una concentrazione dei rifiuti dispersi nell'ambiente oceanico a 800 miglia a nord delle Hawaii nell'Oceano Pacifico. Il Pacific Trash Vortex, scoperto dal Capitano Charles Moore, ha un'estensione che varia a seconda delle stime tra i 700.000 e i 10 milioni di Km quadrati e, come minimo, un peso stimato di 3 milioni di tonnellate. Il Pacific Trash Vortex è in gran parte costituito da plastica.
Puoi scaricare qui di seguito i documenti di approfondimento:
Il ciclo di vita del sacchetto
Per spegnere il consumo di shopper: il telecomando in mano ai Comuni
Cosa accade nel mondo
La Grande Distribuzione e gli shopper
I documenti di approfondimento fanno parte del dossier completo. Scarica il dossier completo
VAI AL LINK UFFICIALE
Grazie.
http://www.legambiente.it/dettaglio.php?tipologia_id=18&contenuti_id=1313
Per non essere soli...
Qualche anno fa venne da me una signora, accompagnata dal marito, e mi disse che aveva l’ossessione di pulire i cassetti. Li apriva, li puliva, poi ci guardava dentro e, anche se non c’era rimasto nulla, s’immaginava che ci sarebbe potuto essere dello sporco invisibile, perciò li puliva un’altra volta. Poi puliva i sanitari, passava l’aspirapolvere e usava il battitappeto; quindi copriva il tappeto con una pellicola trasparente in modo che, anche passandoci sopra, non lo si potesse toccare.
Quando suo marito e il figlio dodicenne rincasavano, lei li faceva spogliare in garage, poi dava loro delle tute usa e getta e dei copri-scarpe come quelli che adoperano i chirurghi; in questo modo la casa sarebbe rimasta in ordine. Nessuno poteva sedersi sul divano in salotto. Suo figlio poteva andare in camera sua, ma se metteva anche una sola cosa fuori posto, lei iniziava a urlare. Suo marito era sul punto di lasciarla.
A quel punto del racconto, io guardai il marito e scoppiai a ridere, così lui mi chiese: “Che c’è da ridere?”, e io risposi: “Beh, mettiamola così: non riesco a credere che lei abbia permesso che si arrivasse a questo punto”. La sua risposta fu: “A dire la verità, mia moglie è in cura da uno psichiatra da dieci anni, ha seguito delle terapie farmacologiche e fa delle sedute…”.
Io dissi: “Beh, adesso c’è una novità. Questa è casa sua, questi è suo figlio e il fatto che lei abbia permesso a sua moglie di arrivare a questo punto… dalle mie parti si dice che sei troppo imbranato per farci qualcosa”.
“Beh, se cerco di parlarle…”
“E chi ha detto di parlare? Quando uscirete da questa stanza, le consegnerò un sacchetto pieno di sporcizia. Una volta a casa, lo rovesci sul tappeto, perché se la sua signora non è in grado di convivere con una cosa del genere, ha un serio problema!”
La donna mi guardò e disse: “Se facesse una cosa così, io impazzirei”. E io: “Meglio che impazzisca lei, signora, piuttosto che impazziscano suo marito e suo figlio, ecco come la penso. Lei ha un problema e lei dovrà imparare ad affrontarlo”. Le chiesi di chiudere gli occhi e di immaginare casa sua, di muoversi da una stanza all’altra, di cassetto in cassetto, e di vedere che tutto era assolutamente sterile.
Non una piega sul tappeto, non un’impronta di piedi, non un calzino fuori posto: tutto perfettamente in ordine. La guardai e, mentre se ne stava seduta con un’espressione estatica dipinta sul volto, le dissi: “Mentre osserva questa casa assolutamente perfetta, voglio che si renda conto che non c’è alcuna traccia, di alcun tipo, che lasci intendere che la casa è abitata. Infatti, una casa così pulita è un messaggio che le comunica che si ritroverà completamente sola. Suo marito la lascerà, suo figlio non le rivolgerà mai più la parola, non avrà amici e, dal momento che è così fissata con l’ordine e la pulizia, non ci sarà neanche un cane a tenerle compagnia. Quando morirà, sarà una delle persone più sole sulla faccia della terra. Ma i suoi cassetti vuoti saranno puliti e disinfettati”.
Lei aprì gli occhi, mi guardò e una lacrima le scese lungo il viso. Allora proseguii: “Ora, chiuda gli occhi ancora una volta e riveda il suo tappeto: c’è l’impronta di un piede. Guardi la camera di suo figlio: c’è un paio di mutande sul pavimento. Si renda conto che questo significa che non è più sola. Le persone che ama vivono ancora con lei. Ogni cosa che non è esattamente al suo posto, una rivista stropicciata, una tazza nel lavello, ha un suo significato. Quindi, se ama suo figlio, se ama suo marito e vuole avere dei segnali che loro le sono vicini, che non l’hanno lasciata per sempre, allora queste piccole cose la renderanno felice."
Quando suo marito e il figlio dodicenne rincasavano, lei li faceva spogliare in garage, poi dava loro delle tute usa e getta e dei copri-scarpe come quelli che adoperano i chirurghi; in questo modo la casa sarebbe rimasta in ordine. Nessuno poteva sedersi sul divano in salotto. Suo figlio poteva andare in camera sua, ma se metteva anche una sola cosa fuori posto, lei iniziava a urlare. Suo marito era sul punto di lasciarla.
A quel punto del racconto, io guardai il marito e scoppiai a ridere, così lui mi chiese: “Che c’è da ridere?”, e io risposi: “Beh, mettiamola così: non riesco a credere che lei abbia permesso che si arrivasse a questo punto”. La sua risposta fu: “A dire la verità, mia moglie è in cura da uno psichiatra da dieci anni, ha seguito delle terapie farmacologiche e fa delle sedute…”.
Io dissi: “Beh, adesso c’è una novità. Questa è casa sua, questi è suo figlio e il fatto che lei abbia permesso a sua moglie di arrivare a questo punto… dalle mie parti si dice che sei troppo imbranato per farci qualcosa”.
“Beh, se cerco di parlarle…”
“E chi ha detto di parlare? Quando uscirete da questa stanza, le consegnerò un sacchetto pieno di sporcizia. Una volta a casa, lo rovesci sul tappeto, perché se la sua signora non è in grado di convivere con una cosa del genere, ha un serio problema!”
La donna mi guardò e disse: “Se facesse una cosa così, io impazzirei”. E io: “Meglio che impazzisca lei, signora, piuttosto che impazziscano suo marito e suo figlio, ecco come la penso. Lei ha un problema e lei dovrà imparare ad affrontarlo”. Le chiesi di chiudere gli occhi e di immaginare casa sua, di muoversi da una stanza all’altra, di cassetto in cassetto, e di vedere che tutto era assolutamente sterile.
Non una piega sul tappeto, non un’impronta di piedi, non un calzino fuori posto: tutto perfettamente in ordine. La guardai e, mentre se ne stava seduta con un’espressione estatica dipinta sul volto, le dissi: “Mentre osserva questa casa assolutamente perfetta, voglio che si renda conto che non c’è alcuna traccia, di alcun tipo, che lasci intendere che la casa è abitata. Infatti, una casa così pulita è un messaggio che le comunica che si ritroverà completamente sola. Suo marito la lascerà, suo figlio non le rivolgerà mai più la parola, non avrà amici e, dal momento che è così fissata con l’ordine e la pulizia, non ci sarà neanche un cane a tenerle compagnia. Quando morirà, sarà una delle persone più sole sulla faccia della terra. Ma i suoi cassetti vuoti saranno puliti e disinfettati”.
Lei aprì gli occhi, mi guardò e una lacrima le scese lungo il viso. Allora proseguii: “Ora, chiuda gli occhi ancora una volta e riveda il suo tappeto: c’è l’impronta di un piede. Guardi la camera di suo figlio: c’è un paio di mutande sul pavimento. Si renda conto che questo significa che non è più sola. Le persone che ama vivono ancora con lei. Ogni cosa che non è esattamente al suo posto, una rivista stropicciata, una tazza nel lavello, ha un suo significato. Quindi, se ama suo figlio, se ama suo marito e vuole avere dei segnali che loro le sono vicini, che non l’hanno lasciata per sempre, allora queste piccole cose la renderanno felice."
sabato 11 settembre 2010
Leonardo Del Vecchio
Leonardo Del Vecchio è il fondatore delle nostre attività e, dalla costituzione
del Gruppo nel 1961, è Presidente del Consiglio di Amministrazione. Nel 1986,
il Presidente della Repubblica Italiana gli ha conferito l’onorificenza di
Cavaliere dell’Ordine al “Merito del Lavoro”. Nel maggio del 1995, ha ricevuto
una laurea “honoris causa” in Gestione Aziendale dall’Università Ca’ Foscari di
Venezia. Nel 1999, ha ricevuto un Master “honoris causa” in International
Business dalla Scuola di Gestione MIB – a Trieste e, nel 2002, una laurea,
sempre “honoris causa” in Ingegneria Gestionale dall’Università di Udine. Nel
marzo 2006, Leonardo Del Vecchio ha ricevuto un’altra laurea “honoris causa”
in Ingegneria dei Materiali dal Politecnico di Milano. È inoltre uno dei
consiglieri di Assicurazioni Generali S.p.A., Beni Stabili S.p.A., GiVi Holding
S.p.A. e Gianni Versace S.p.A., vice presidente del Comitato di Sorveglianza di
Fonciere des Regions e un consigliere di Delfin S.a.r.l., Aterno S.a.r.l. e
Luxottica UK.
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