Un pochino Borghese... Ho fatto un patto sai con le mie emozioni... le lascio vivere e loro non mi fanno fuori!
venerdì 24 settembre 2010
Facebook paralizzato per ore «Il peggiore blackout degli ultimi anni»
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ROMA (24 settembre) - Due ore e mezzo di blackout globale, ieri sera per Facebook. «È il peggiore blackout degli ultimi quattro anni», ha fatto sapere il social network sul blog della compagnia in un intervento in cui la società si scusava per il disagio causato agli utenti.
L'inaccessibilità del sito, diffusa a livello globale, è stata causata da «un sistema automatico per verificare i valori di configurazione della cache», ha spiegato la società. Il sistema, ora rimosso, «ha causato molti più problemi di quanti ne abbia risolti».
Per Facebook si tratta del secondo blackout in due giorni. Mercoledì scorso il sito era risultato inaccessibile ad alcuni utenti, ma solo per un breve periodo di tempo. Il social network aveva attribuito il problema a un fornitore di rete esterno, mentre sul web erano circolate voci di un attacco da parte di hacker cinesi.
L'inaccessibilità del sito, diffusa a livello globale, è stata causata da «un sistema automatico per verificare i valori di configurazione della cache», ha spiegato la società. Il sistema, ora rimosso, «ha causato molti più problemi di quanti ne abbia risolti».
Per Facebook si tratta del secondo blackout in due giorni. Mercoledì scorso il sito era risultato inaccessibile ad alcuni utenti, ma solo per un breve periodo di tempo. Il social network aveva attribuito il problema a un fornitore di rete esterno, mentre sul web erano circolate voci di un attacco da parte di hacker cinesi.
Marcegaglia al governo: «L'Italia meglio di altri paesi nella crisi? Non è vero»
ROMA (24 settembre) - Il premier Silvio Berlusconi l'ha ribadito più volte: nella crisi l'Italia è andata meglio degli altri paesi. Una opinione che la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, non condivide per niente. Intervenuta all'assise degli industriali toscani a Viareggio, ha sottolineato: «Quando si dice che siamo andati meglio di altri paesi non è vero, siamo stati fortemente colpiti dalla crisi». E oggi, ha aggiunto Marcegaglia, c'è la «sensazione che stiamo uscendo dalla crisi con una capacita di crescita inferiore alla media europea».
Per la leader degli industriali «l'Italia ha un problema serio di crescita». In questa fase della crisi, ha continuato la presidente degli industriali italiani, «il peggio è alle spalle, credo che in vari settori si intravedono finalmente dei segni più in termini di produzione, ordini, fatturato». Ma poi ha aggiunto: «Siamo comunque in un quadro di incertezza: la visibilità che abbiamo davanti è limitata, e ci sono dati contrastanti -. Il tema dell'incertezza è una costante con la quale dovremo continuare ad avere a che fare».
«Vogliamo che politica si concentri su crescita e occupazione», ha detto ancora Marcegaglia, che chiede così di accantonare il dibattito «sui temi che leggiamo in questi giorni sui giornali». «I problemi dell'occupazione non attendo i passaggi di parlamentari da una parte all'altra», pretendono «risposte serie e immediate». La presidente degli industriali ha sostenuto che in Italia è necessaria «una crescita di almeno il 2% l'anno», altrimenti non «riusciremo a riassorbire la disoccupazione, a tenere in piedi il tessuto produttivo, ad aumentare il benessere di tutti».
Per la leader degli industriali «l'Italia ha un problema serio di crescita». In questa fase della crisi, ha continuato la presidente degli industriali italiani, «il peggio è alle spalle, credo che in vari settori si intravedono finalmente dei segni più in termini di produzione, ordini, fatturato». Ma poi ha aggiunto: «Siamo comunque in un quadro di incertezza: la visibilità che abbiamo davanti è limitata, e ci sono dati contrastanti -. Il tema dell'incertezza è una costante con la quale dovremo continuare ad avere a che fare».
«Vogliamo che politica si concentri su crescita e occupazione», ha detto ancora Marcegaglia, che chiede così di accantonare il dibattito «sui temi che leggiamo in questi giorni sui giornali». «I problemi dell'occupazione non attendo i passaggi di parlamentari da una parte all'altra», pretendono «risposte serie e immediate». La presidente degli industriali ha sostenuto che in Italia è necessaria «una crescita di almeno il 2% l'anno», altrimenti non «riusciremo a riassorbire la disoccupazione, a tenere in piedi il tessuto produttivo, ad aumentare il benessere di tutti».
E' polemica sulla “scuola di guerra” I pedagogisti: niente armi in classe
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ROMA (24 settembre) - A scuola con l'elmetto? Ben altre sono le priorità secondo i pedagogisti, che avvertono: la scuola non può prestarsi a esperimenti che non appaiono ispirati ai valori del dialogo come strumento di soluzione dei conflitti.
Il direttivo della Sird, la Società italiana di ricerca didattica, che raccoglie i docenti universitari dei settori della didattica e della ricerca educativa, riunito in occasione del Seminario nazionale sulla ricerca nelle Scuole di dottorato, condanna il progetto «Allenati per la vita», l'iniziativa della direzione scolastica regionale della Lombardia, con il sostegno dei ministeri dell'Istruzione e della Difesa, finalizzata ad allenare gli studenti familiarizzandoli all'uso delle armi. Un progetto contestato dall'opposizione che l'ha ribattezzato "scuola di guerra".
«Altre sono le priorità che emergono dalla ricerca educativa sulla scuola a partire dai livelli di competenza raggiunti dai nostri studenti, ai tassi di abbandono e di dispersione, ai problemi di integrazione e di bullismo, alla educazione alla cittadinanza, ai diritti umani e alla solidarietà e alla legalità. Per queste priorità assistiamo invece a una costante riduzione di risorse umane e finanziarie», dicono i pedagogisti della Sird.
«La scuola è un ambiente di importanza fondamentale e non può prestarsi a iniziative e esperimenti condotti senza un retroterra consolidato di competenze e di ricerca e che non appaiano ispirati dalle priorità e dai principi valoriali della Costituzione che propone il dialogo come strumento di soluzione dei conflitti».
Contro il protocollo «Allenati alla vita» si è espresso oggi anche Savino Pezzotta. Secondo il coordinatore regionale dell'Unione di Centro in Lombardia: «Allenati alla vita deve essere subito sospeso e il governatore lombardo, Roberto Formigoni, prenda una posizione chiara su questa vicenda».
Afferma Pezzotta in una nota: «Dopo Adro un altro vulnus verso la scuola in Lombardia, proprio nel momento in cui abbiamo bisogno di un'istruzione che dia strumenti conoscitivi adeguati alla complessità dei tempi che viviamo e che educhi alla solidarietà e all'amicizia».
Per l'ex sindacalista, «la scuola dovrebbe essere il luogo privilegiato di educazione alla pace, alla non violenza e all'amicizia, non all'uso delle armi e mi preoccupa constatare che nella cultura e nel
pensiero di certi ministri vi siano ancora cromosomi che richiamano a tempi della patria».
Conclude l'esponente centrista: «Ai ragazzi occorre far conoscere i principi che regolano le nostre forze armate, che sono di difesa e non offensivi e magari far scoprire loro l'opportunità del servizio civile, ma questo è pretendere troppo da un governo che ha ridotto le risorse».
Il ministero dell'Istruzione intanto ha rigettato, con una nota, le critiche piovute sul progetto: «Le polemiche nate dopo la firma del protocollo Allenati per la vita sono assolutamente infondate e finalizzate solo alla distorsione del progetto». Il protocollo, ricorda viale Trastevere, «non è stato firmato dai ministri Gelmini e La Russa, come erroneamente riportato da alcuni giornali. I ministri sono stati semplicemente invitati a partecipare ma non erano presenti né alla firma né alla cerimonia. L'attività, nata in maniera sperimentale cinque anni fa, è stata ufficializzata con il primo protocollo nel settembre 2007, sotto il governo di centrosinistra».
Non c'è alcuna «polemica ridicola sulla esercitazioni militari a scuola». È quanto replica al Miur il senatore radicale Marco Perduca, che presentato un'interrogazione per chiedere, tra l'altro, ai ministeri Istruzione e Difesa di spiegare «il perchè si usi la divisa e di rendere noti i costi» dell'iniziativa «allenati alla vita», siglata in Lombardia dal Comando regionale militare e dall'Ufficio scolastico.
«Il fatto che i ministri non fossero presenti all'effettivo lancio dell'iniziativa non ne diminuisce il ruolo. Visto però - è detto in una nota - che le attività vengono svolte in divisa militare, abbigliamento non strettamente necessario nè per il tiro con l'arco, nè per quello con la carabina ad aria compressa nè tantomeno per conoscere, approfondire o praticare la conoscenza della Costituzione o proteggere e promuovere i diritti di cittadinanza, e tenuto presente che i corsi verranno tenuti da personale dell'Esercito in congedo e che necessiteranno di attrezzature non in dotazione ai plessi scolastici e che le stesse dovranno essere svolte, come si evince sempre dal summenzionato opuscolo, in luoghi debitamente attrezzati con la Senatrice Poretti abbiamo presentato un'interrogazione parlamentare che chiede: 1) la lista aggiornata dei complessi scolastici che aderiscono al programma; 2) quanti siano gli studenti che hanno deciso di partecipare; 3) quali siano in criteri di selezione; 4) quanti siano a oggi gli istruttori militari in congedo coinvolti; 5) che tipo di rimborso spese venga loro corrisposto; 6) a quanto ammontino i costi generali dell'iniziativa».
Nella nota del ministero c'è anche una descrizione del progetto: «È un' attività sportiva complessa e articolata che ha come primo obiettivo la conoscenza di se stessi, la capacità di lavorare in gruppo e di cooperare e l'acquisizione di competenze nei settori della protezione civile e del soccorso. Non è affatto finalizzata all'esaltazione della cultura militare, come riportano alcuni organi della stampa. Alla firma del protocollo infatti, erano presenti enti come la Croce Rossa e Associazioni di volontariato a vario livello, che poi parteciperanno alla realizzazione delle attività.
«Uno degli aspetti del progetto, e non il più importante, sono le prove di tiro con l'arco e con la carabina ad aria compressa. Non sono attività paragonabili a tecniche militari, bensì sono le stesse che si svolgono a livello olimpionico. Sono dunque da respingere tutte le interpretazioni finora avanzate, dettate solo dalla volontà di infangare un'iniziativa a cui aderiscono esclusivamente ragazzi e ragazze volontari, nell'ambito dell'insegnamento di Cittadinanza e Costituzione»
Il direttivo della Sird, la Società italiana di ricerca didattica, che raccoglie i docenti universitari dei settori della didattica e della ricerca educativa, riunito in occasione del Seminario nazionale sulla ricerca nelle Scuole di dottorato, condanna il progetto «Allenati per la vita», l'iniziativa della direzione scolastica regionale della Lombardia, con il sostegno dei ministeri dell'Istruzione e della Difesa, finalizzata ad allenare gli studenti familiarizzandoli all'uso delle armi. Un progetto contestato dall'opposizione che l'ha ribattezzato "scuola di guerra".
«Altre sono le priorità che emergono dalla ricerca educativa sulla scuola a partire dai livelli di competenza raggiunti dai nostri studenti, ai tassi di abbandono e di dispersione, ai problemi di integrazione e di bullismo, alla educazione alla cittadinanza, ai diritti umani e alla solidarietà e alla legalità. Per queste priorità assistiamo invece a una costante riduzione di risorse umane e finanziarie», dicono i pedagogisti della Sird.
«La scuola è un ambiente di importanza fondamentale e non può prestarsi a iniziative e esperimenti condotti senza un retroterra consolidato di competenze e di ricerca e che non appaiano ispirati dalle priorità e dai principi valoriali della Costituzione che propone il dialogo come strumento di soluzione dei conflitti».
Contro il protocollo «Allenati alla vita» si è espresso oggi anche Savino Pezzotta. Secondo il coordinatore regionale dell'Unione di Centro in Lombardia: «Allenati alla vita deve essere subito sospeso e il governatore lombardo, Roberto Formigoni, prenda una posizione chiara su questa vicenda».
Afferma Pezzotta in una nota: «Dopo Adro un altro vulnus verso la scuola in Lombardia, proprio nel momento in cui abbiamo bisogno di un'istruzione che dia strumenti conoscitivi adeguati alla complessità dei tempi che viviamo e che educhi alla solidarietà e all'amicizia».
Per l'ex sindacalista, «la scuola dovrebbe essere il luogo privilegiato di educazione alla pace, alla non violenza e all'amicizia, non all'uso delle armi e mi preoccupa constatare che nella cultura e nel
pensiero di certi ministri vi siano ancora cromosomi che richiamano a tempi della patria».
Conclude l'esponente centrista: «Ai ragazzi occorre far conoscere i principi che regolano le nostre forze armate, che sono di difesa e non offensivi e magari far scoprire loro l'opportunità del servizio civile, ma questo è pretendere troppo da un governo che ha ridotto le risorse».
Il ministero dell'Istruzione intanto ha rigettato, con una nota, le critiche piovute sul progetto: «Le polemiche nate dopo la firma del protocollo Allenati per la vita sono assolutamente infondate e finalizzate solo alla distorsione del progetto». Il protocollo, ricorda viale Trastevere, «non è stato firmato dai ministri Gelmini e La Russa, come erroneamente riportato da alcuni giornali. I ministri sono stati semplicemente invitati a partecipare ma non erano presenti né alla firma né alla cerimonia. L'attività, nata in maniera sperimentale cinque anni fa, è stata ufficializzata con il primo protocollo nel settembre 2007, sotto il governo di centrosinistra».
Non c'è alcuna «polemica ridicola sulla esercitazioni militari a scuola». È quanto replica al Miur il senatore radicale Marco Perduca, che presentato un'interrogazione per chiedere, tra l'altro, ai ministeri Istruzione e Difesa di spiegare «il perchè si usi la divisa e di rendere noti i costi» dell'iniziativa «allenati alla vita», siglata in Lombardia dal Comando regionale militare e dall'Ufficio scolastico.
«Il fatto che i ministri non fossero presenti all'effettivo lancio dell'iniziativa non ne diminuisce il ruolo. Visto però - è detto in una nota - che le attività vengono svolte in divisa militare, abbigliamento non strettamente necessario nè per il tiro con l'arco, nè per quello con la carabina ad aria compressa nè tantomeno per conoscere, approfondire o praticare la conoscenza della Costituzione o proteggere e promuovere i diritti di cittadinanza, e tenuto presente che i corsi verranno tenuti da personale dell'Esercito in congedo e che necessiteranno di attrezzature non in dotazione ai plessi scolastici e che le stesse dovranno essere svolte, come si evince sempre dal summenzionato opuscolo, in luoghi debitamente attrezzati con la Senatrice Poretti abbiamo presentato un'interrogazione parlamentare che chiede: 1) la lista aggiornata dei complessi scolastici che aderiscono al programma; 2) quanti siano gli studenti che hanno deciso di partecipare; 3) quali siano in criteri di selezione; 4) quanti siano a oggi gli istruttori militari in congedo coinvolti; 5) che tipo di rimborso spese venga loro corrisposto; 6) a quanto ammontino i costi generali dell'iniziativa».
Nella nota del ministero c'è anche una descrizione del progetto: «È un' attività sportiva complessa e articolata che ha come primo obiettivo la conoscenza di se stessi, la capacità di lavorare in gruppo e di cooperare e l'acquisizione di competenze nei settori della protezione civile e del soccorso. Non è affatto finalizzata all'esaltazione della cultura militare, come riportano alcuni organi della stampa. Alla firma del protocollo infatti, erano presenti enti come la Croce Rossa e Associazioni di volontariato a vario livello, che poi parteciperanno alla realizzazione delle attività.
«Uno degli aspetti del progetto, e non il più importante, sono le prove di tiro con l'arco e con la carabina ad aria compressa. Non sono attività paragonabili a tecniche militari, bensì sono le stesse che si svolgono a livello olimpionico. Sono dunque da respingere tutte le interpretazioni finora avanzate, dettate solo dalla volontà di infangare un'iniziativa a cui aderiscono esclusivamente ragazzi e ragazze volontari, nell'ambito dell'insegnamento di Cittadinanza e Costituzione»
giovedì 23 settembre 2010
L'economia nei due anni di crisi Il Pil dell'Italia peggio di tutti
La discesa è stata più forte che negli altri principali paesi e il recupero è più lento, tanto che siamo in coda alla classifica, persino dopo la Spagna
UFFICIO STUDI BNLSe si guarda all'andamento del Pil dall'inizio della crisi, l'Italia esce male dal confronto con gli altri principali paesi. Non solo la discesa è stata più forte, ma anche il recupero è inferiore, persino a quello della Spagna.
Nel secondo trimestre dell'anno sono state solo le esportazioni a trainare la crescita, mantre il contributo dei consumi è del tutto nullo e quello delle scorte addirittura negativo per mezzo punto, il che indica che le imprese rimangono molto pessimiste sulla possibilità di una ripresa a breve termine.
"made in Italy" invadono i mercati Cia: "La pasta 'taroccata' è una beffa per i consumatori e un danno per gli agricoltori"
I
falsi "made in Italy" invadono i mercati italiani, soprattutto quello dei prodotti alimentati. I sequestri da parte delle autorità competenti solo nel 2009 sono più che quadruplicati rispetto all’anno precedente. E questo significa che i controlli funzionano, ma il rischio di portare a tavola “tarocchi” a prezzi “stracciati” è sempre più incombente. L'ultimo controllo effettuato dalla Guardia di Finanza presso il porto di Ancona ha portato al sequestro di 63 tonnellate di pasta prodotta in Grecia, ma recanti sull’etichetta la dicitura “made in Italy”.
I prodotti più falsificati sono i sughi pronti per la pasta, i pomodori in scatola, il caffè, la pasta, l’olio di oliva, la mozzarella, i formaggi, le conserve alimentari.
Secondo la Cia-Confederazione italiana agricoltori, "siamo in presenza di una vera beffa per i consumatori e un grave danno per gli agricoltori nazionali di grano duro che stanno vivendo un momento di grandissima difficoltà". Bisogna continuare e rafforzare i controlli, scrivere l'indicazione d’origine in etichetta e lottare contro le falsificazioni, usando “tolleranza zero” per chi sofistica ed inquina gli alimenti. Occorrono - ribadisce la Cia - misure drastiche per contrastare sia le importazioni di alimenti “pericolosi”, che per debellare l’adulterazione e la truffa nell’alimentazione. Soprattutto, è indispensabile un'etichetta trasparente per garantire consumatori e produttori agricoli. L’indicazione di provenienza è, quindi, uno strumento essenziale che va esteso a tutti i prodotti agroalimentari.
D’altra parte, il 90% degli italiani vuole massima sicurezza alimentare e chiede misure efficaci e sette su dieci sono favorevoli ad un’etichetta "trasparente" che permetta di riconoscere la provenienza del prodotto. Oltre il 60% guarda alla qualità.
I prodotti più falsificati sono i sughi pronti per la pasta, i pomodori in scatola, il caffè, la pasta, l’olio di oliva, la mozzarella, i formaggi, le conserve alimentari.
Secondo la Cia-Confederazione italiana agricoltori, "siamo in presenza di una vera beffa per i consumatori e un grave danno per gli agricoltori nazionali di grano duro che stanno vivendo un momento di grandissima difficoltà". Bisogna continuare e rafforzare i controlli, scrivere l'indicazione d’origine in etichetta e lottare contro le falsificazioni, usando “tolleranza zero” per chi sofistica ed inquina gli alimenti. Occorrono - ribadisce la Cia - misure drastiche per contrastare sia le importazioni di alimenti “pericolosi”, che per debellare l’adulterazione e la truffa nell’alimentazione. Soprattutto, è indispensabile un'etichetta trasparente per garantire consumatori e produttori agricoli. L’indicazione di provenienza è, quindi, uno strumento essenziale che va esteso a tutti i prodotti agroalimentari.
D’altra parte, il 90% degli italiani vuole massima sicurezza alimentare e chiede misure efficaci e sette su dieci sono favorevoli ad un’etichetta "trasparente" che permetta di riconoscere la provenienza del prodotto. Oltre il 60% guarda alla qualità.
20/09/2010
Se fossi un operaio mi chiederei dove finisce il 50% del mio stipendio"
se fossi un operaio mi chiederei dove finisce il 50% del mio stipendio"
Luca Cordero di Montezemolo, presidente della Ferrari, si mette nei panni degli operai e apre una polemica sull'eccessivo carico fiscale che grava sui dipendenti. Seguendo un ragionamento della presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, che ha invitato il governo per l'ennesima volta a tagliare le tasse a chi lavora nelle imprese, Montezemolo azzarda: "se io fossi un operaio, mi chiederei dove finisce il 50% del mio stipendio". Il presidente della Ferrari, ex di Confindustria, si riferisce al caso di un lavoratore in fabbrica che mediamente ha lo stipendio decurtato del 50% e certamente non evade, non avendone la possibilità visto che la ritenuta è alla fonte.
22/09/2010
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