domenica 26 settembre 2010

SVEGLIA RAGAZZI: Dopo i Clochard, ecco i bambini ed i ragazzi senza...

SVEGLIA RAGAZZI: Dopo i Clochard, ecco i bambini ed i ragazzi senza...: "Dopo i Clochard, ecco i bambini ed i ragazzi senza Scuola."

Buon compleanno Charlie Brown I Peanuts compiono 60 anni


Il 2 ottobre 1950 debuttano negli Usa le strisce di Charles M. Schulz e subito il mondo si innamora di quei personaggi così dolci e così disincantati

di MICHELE SERRA I PEANUTS compiono sessant'anni. Sono sopravvissuti felicemente al loro autore, come capita solo ai classici, e circolano per il mondo in mille forme. Cliccando "Peanuts" o "Schulz" o "Charlie Brown" o "Linus", Internet restituisce una marea impressionante di materiale critico, rievocativo, archivistico, promozionale, devozionale. Colpisce soprattutto il larghissimo spettro delle reazioni suscitate, nei decenni, da quella piccola tribù di bambini 1. Si va dalla critica super-colta al fan club, dall'analisi letteraria, psicologica, semiologica al culto "pop" più affettuoso e sfrenato.

Il vero mistero dei Peanuts (e il vero capolavoro di Schulz, volontario o preterintenzionale che sia) è la prodigiosa elasticità di lettura. Un poster di Charlie Brown figura con la stessa dignità sopra la scrivania dell'intellettuale, accanto ai manifesti del Bauhaus, e nella cameretta del teenager, di fianco al poster di Vasco o degli eroi del wrestling. Una lettura multistrato, immediata e "divertente" quanto basta a raggiungere il pubblico di massa, strutturata e allusiva quanto serve per toccare altre corde.

Di queste corde, quelli della mia generazione hanno memoria indelebile. Dentro quelle strisce minute scoprivamo il riverbero della malinconia giovanile del Salinger del Giovane Holden e del Philip Roth del Lamento di Portnoy. C'era la parodia della psicanalisi <a href="http://oas.repubblica.it/5c/repubblica.it/nz/spettacoli-cultura/interna/L-43/1588865379/Middle/OasDefault/Lancia_Diva_NwSC_SqIn_200910/Lancia_300x250.html/506d4950426b79434a6c67414262515a?http://clk.atdmt.com/MC2/go/255905327/direct/01/1588865379/" target="_blank"><img border="0" src="http://view.atdmt.com/MC2/view/255905327/direct/01/1588865379/" /></a> ("cinque cents, prego", chiedeva Lucy dopo i suoi consulti inconsulti), l'incombenza soporifera della televisione (mai inquadrata da Schulz, che preferiva ritrarre lo svacco inerte dei ragazzini davanti al video sempre fuori campo), c'era la caduta dell'autorità degli adulti, c'era l'inutilità del benessere, c'era l'incomprensibilità della scuola. Il mondo piccolo dei Peanuts riassumeva tutti o quasi i tratti di uno spaesamento adolescenziale che in quegli anni, i Sessanta e i Settanta, spesso assumeva le forme della ribellione, dell'asprezza politica.

Ma in Schulz, che non fu mai un autore "politico", quella stessa irrequietezza rimaneva implosa, gentile e riflessiva, ironica e pudica. Se "niente andava bene" - anche nei Peanuts, e specie per il loro eroe Charlie Brown - tutto però doveva rimanere gestibile, raccontabile, entro i confini incruenti del gioco e del sogno. Pur di tutelare questo infinito garbo (nei Peanuts non compare mai una parolaccia, una frase violenta), Schulz è ricorso a una specie di "trucco" anagrafico: i suoi ragazzini pensano e parlano già come adolescenti, ma vengono disegnati come bambini. Del bambino hanno la piccolezza, l'impaccio, la fragilità, l'immensa libertà di fantasticare e giocare e inventare. Ma l'introspezione, la "serietà", e anche le sconfitte, sono già materiale semi-adulto.

Schulz non fu mai particolarmente loquace a proposito del proprio lavoro. Per altro, è piuttosto raro che un artista sappia efficacemente "spiegare" quanto va creando. Ma una delle più evidenti qualità dei Peanuts - l'idea vincente - è stata consegnare a un gruppo di bambini il carico di dubbi, fatiche, smarrimento di una middle-class inquieta (più tardi si sarebbe detto: ceti medi riflessivi) che cominciava a maneggiare il benessere con qualche impaccio, e chiedersi se davvero era felice, in quelle casette linde e tra quelle staccionate bianche. Nelle mani dei bambini, questa materia in fin dei conti dura, che altrove divampava e feriva, si trasformò in gioco e in sogno, in umorismo e poesia. Chiunque abbia frequentato i Peanuts, a qualunque età li abbia letti o li legga, ne coglie la malinconia (non fanno "ridere", fanno sorridere, pensare, intenerire) ma è soprattutto ammirato dall'infinita, rara leggerezza.

Quei bambini-filosofi, nella loro piccola enciclopedia del pensiero imberbe, parlano senza dubbio di noi, ma tenendosi bene a distanza dagli sbocchi distruttivi o autodistruttivi dell'età adulta. Si chiedono chi sono, e cosa ci fanno lì, e quali possibilità rimangono, a chi vuole sognare, di sognare davvero. Ma si guardano bene dal confondersi con la fretta, l'ansia, l'ambizione, il fracasso del mondo già compiuto, quello dei grandi. Sono incompiuti (beati loro). E nell'incompiutezza pensano (giustamente) che tutto sia ancora possibile, che la ragazzina dai capelli rossi ricambi prima o poi un amore neppure mai pronunciato, che il Sopwith Camel di Snoopy possa infine levarsi in volo e mitragliare il Barone Rosso, che il pallone da football, un giorno o l'altro, possa essere calciato con vigore e precisione, che l'aquilone non si attorcigli al suo filo e non vada a morire sull'unico albero in mezzo al campo.

La delicatezza dei Peanuts può apparire, negli anni, quasi reticente: incalcolabile, nel tempo trascorso, è il numero dei sogni che si sono infranti, e delle illusioni masticate male e vomitate con rabbia, nell'America di Charlie Brown come ovunque in giro per il vecchio Occidente. È invece, quella delicatezza, un dono artistico che proprio con il trascorrere dei decenni giganteggia, e rende grandissimi i bambini di Schulz. La libertà del cortile, del gioco, dell'infanzia, del non sapere ancora chi si è, chi si diventerà, è libertà di diventare. È irriducibilità. Irriducibili sono i Peanuts, che hanno visto il mondo attorno a loro crollare e ricrearsi, le guerre succedersi, le ingiustizie perpetuarsi, la letteratura americana diventare una specie di prontuario di patologie psichiche e delle violenze sociali, il cinema incanaglirsi: ma sono ancora lì, pronti a calciare il pallone e far volare l'aquilone.

Può darsi che questa "eternità" dei Peanuts consoli soprattutto chi li ha incontrati a dodici anni, molto molto tempo fa, ed è felice di ritrovare intatti, non in cocci, almeno alcuni dei segni dell'infanzia. Ma può darsi, anche, che l'eleganza intellettuale, il pudore, l'acuta leggerezza di Schulz parlino anche a chi li legge ora, ed è ragazzo ora, e avendo palloni ancora da calciare, e ragazzine dai capelli rossi da fare innamorare, trova nei Peanuts non una consolazione, ma un'istigazione alla libertà di vivere.
(26 settembre 2010) © Riproduzione riservata

sabato 25 settembre 2010

Raimondo Mesiano che lo scorso ottobre aveva condannato Fininvest a versare 750 milioni.

Verso il risarcimento alla Cir ma l'importo è ridimensionato

Il danno subito da Cir nella cosiddetta guerra di Segrate esiste, ma è stato ridimensionato dai consulenti nominati dalla Corte d'appello civile di Milano rispetto a quello quantificato dal giudice di primo grado Raimondo Mesiano che lo scorso ottobre aveva condannato Fininvest a versare 750 milioni alla holding di Carlo De Benedetti per la vicenda del Lodo Mondadori.


È quanto emerge dalla relazione, 128 pagine con una serie di allegati, depositata questa mattina dopo una serie di proroghe, che ha messo le ali al titolo Cir (+5% in Borsa) e che, se dovesse essere accolta, potrebbe portare, sottraendo un'integrazione equitativa valutata in 47,5 milioni e ricalcolando tra l'altro interessi e rivalutazione monetaria, a un ribasso del risarcimento di una percentuale che va dal 35 al 41%, che si tradurrebbe in una cifra compresa tra i 264 e i 310 milioni di euro di sconto. Tale conteggio non è contenuto nell'elaborato depositato oggi, ma si evince in base alle considerazioni dei tre esperti nominati dai giudici, con un risarcimento che si può stimare tra 450 e quasi 500 milioni.

Marcegaglia sulla crisi sconfessa Giulio Tremonti


Il presidente di Confindustria a Viareggio: "La sensazione è che stiamo uscendo dalla crisi con una capacità di crescita inferiore alla media europea. Non è vero che l'Italia ha fatto meglio".

Il leader di Confindustria Emma Marcegaglia «L'Italia meglio degli altri? Non è vero, siamo stati fortemente colpiti dalla crisi». Non solo. «C'è la sensazione che stiamo uscendo dalla crisi con una capacità di crescita inferiore alla media europea». Il presidente della Confindustria Emma Marcegaglia non condivide lo scenario ottimista anche se cauto del ministro dell'Economia Giulio Tremonti. Per la leader degli industriali «l'Italia ha un problema serio di crescita».
In questa fase della crisi «il peggio è alle spalle», dice, ma «siamo comunque in un quadro di incertezza». Le previsioni di viale dell'Astronomia sono state riviste di recente al ribasso: il Pil per il 2011 crescerà dell'1,3% contro l'l,6% predentemente previsto. Ma secondo Confindustria, anche se lo scenario è precario, non c'è al momento il rischio di cadere in una nuova recessione. Parlando a Viareggio all'Assise di Confindustria Toscana, Marcegaglia ha anche bacchettato i politici esortandoli a «concentrarsi su crescita e occupazione, accantonando il dibattito sui temi che leggiamo in questi giorni sui giornali».
«I problemi dell'occupazione - ha incalzato - non attendono i passaggi di parlamentari da una parte all'altra, pretendono risposte serie e immediate». Nell'agenda della politica il presidente degli imprenditori cheida che sia massa «una riforma fiscale che crei un sistema meno oppressivo per imprese e lavoratori. Ci sono aziende dove, con l'Irap, il prelievo fiscale raggiunge il 70% del fatturato».


25/09/201

venerdì 24 settembre 2010

Crisi Economica.

Facebook paralizzato per ore «Il peggiore blackout degli ultimi anni»


 
  
ROMA (24 settembre) - Due ore e mezzo di blackout globale, ieri sera per Facebook. «È il peggiore blackout degli ultimi quattro anni», ha fatto sapere il social network sul blog della compagnia in un intervento in cui la società si scusava per il disagio causato agli utenti.

L'inaccessibilità del sito, diffusa a livello globale, è stata causata da «un sistema automatico per verificare i valori di configurazione della cache», ha spiegato la società. Il sistema, ora rimosso, «ha causato molti più problemi di quanti ne abbia risolti».

Per Facebook si tratta del secondo blackout in due giorni. Mercoledì scorso il sito era risultato inaccessibile ad alcuni utenti, ma solo per un breve periodo di tempo. Il social network aveva attribuito il problema a un fornitore di rete esterno, mentre sul web erano circolate voci di un attacco da parte di hacker cinesi.

Marcegaglia al governo: «L'Italia meglio di altri paesi nella crisi? Non è vero»


   
ROMA (24 settembre) - Il premier Silvio Berlusconi l'ha ribadito più volte: nella crisi l'Italia è andata meglio degli altri paesi. Una opinione che la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, non condivide per niente. Intervenuta all'assise degli industriali toscani a Viareggio, ha sottolineato: «Quando si dice che siamo andati meglio di altri paesi non è vero, siamo stati fortemente colpiti dalla crisi». E oggi, ha aggiunto Marcegaglia, c'è la «sensazione che stiamo uscendo dalla crisi con una capacita di crescita inferiore alla media europea».

Per la leader degli industriali «l'Italia ha un problema serio di crescita». In questa fase della crisi, ha continuato la presidente degli industriali italiani, «il peggio è alle spalle, credo che in vari settori si intravedono finalmente dei segni più in termini di produzione, ordini, fatturato». Ma poi ha aggiunto: «Siamo comunque in un quadro di incertezza: la visibilità che abbiamo davanti è limitata, e ci sono dati contrastanti -. Il tema dell'incertezza è una costante con la quale dovremo continuare ad avere a che fare».

«Vogliamo che politica si concentri su crescita e occupazione», ha detto ancora Marcegaglia, che chiede così di accantonare il dibattito «sui temi che leggiamo in questi giorni sui giornali». «I problemi dell'occupazione non attendo i passaggi di parlamentari da una parte all'altra», pretendono «risposte serie e immediate». La presidente degli industriali ha sostenuto che in Italia è necessaria «una crescita di almeno il 2% l'anno», altrimenti non «riusciremo a riassorbire la disoccupazione, a tenere in piedi il tessuto produttivo, ad aumentare il benessere di tutti».