Un pochino Borghese... Ho fatto un patto sai con le mie emozioni... le lascio vivere e loro non mi fanno fuori!
domenica 10 ottobre 2010
Uniforme: agenti di sesso femminile di nuova formazione della Nazionale afgano .
Uniformeagenti di sesso femminile di nuova formazione della Nazionale afgano prendere sedili anteriori in un centro di formazione a Kabul come un nuovo gruppo di ufficiali di partecipare alla loro cerimonia di laurea.
sabato 9 ottobre 2010
Nella giungla della busta paga
Nella giungla della busta paga
Dagli scatti di anzianità alla previdenza integrativa, dalla maternità alle detrazioni fino alle addizionali regionali
IL REBUS DEL CEDOLINO
Nella giungla della busta paga
Dagli scatti di anzianità alla previdenza integrativa, dalla maternità alle detrazioni fino alle addizionali regionali
| (archivio Corriere) |
Oggi, quando un dipendente apre la busta paga, in 99 casi su 100 avrebbe bisogno di un esperto che gli spiegasse, in soldoni, «che cosa vuol dire», racconta la cacciatrice di teste Giovanna Brambilla. E degli specialisti esistono davvero. Sono i consulenti del lavoro, che tra i propri compiti hanno quello di districarsi nella giungla di leggi, regole e accordi e preparare i cedolini per conto di una lunga serie di aziende. Soprattutto quelle piccole, che da sole non hanno spesso le competenze tecniche per farlo. «Siamo circa 27 mila in Italia - racconta Alessandro Graziano, vicepresidente dell'Associazione nazionale consulenti del lavoro nella provincia di Milano - e svolgiamo tutti gli adempimenti previsti dalle norme per l'amministrazione del personale dipendente». Per capire quelle norme, e i loro risvolti in busta paga, ecco una guida ad alcune delle voci più frequenti dei cedolini d'Italia.
a cura di Giovanni Stringa
giovedì 7 ottobre 2010
Wen arriva a Roma e la cinese Huawei si allea con Vodafone per costruire la rete italiana hi-tech
Storia dell'articolo
Huwei e Vodafone* alleate in una collaborazione quinquennale nella rete a banda larga di nuova generazione. Una partnership a tutto campo che prevede la creazione a Milano di un centro ricerche congiunto da dieci milioni di investimenti, tutti mirati su tecnologie e servizi all'avanguardia in un campo estremamente concorrenziale com'è quello delle telecomunicazioni. La ricaduta sull'occupazione è promettente: la multinazionale cinese delle telecomunicazioni con sede a Shenzhen, 70mila addetti, ha pianificato per i prossimi sei mesi un centinaio di assunzioni.
Testimoni d'eccezione il primo ministro cinese Wen Jiabao e il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, domani, nella cornice delle celebrazioni per l'anno della Cina in Italia e dei quarant'anni delle relazioni tra i due paesi. L'onore della firma toccherà al presidente di Huawei Europa, Richard Yu e al ceo Italia di Vodafone, Paolo Bertoluzzo.
L'accordo corona una presenza italiana di Huawei caratterizzata da una crescita a tappe ma inarrestabile: arrivata in Italia in sordina poco più di cinque anni fa con 200 dipendenti, ne conta già oltre 300, destinati a superare i 400 entro i primi mesi dell'anno prossimo. La società ha aperto un nuovo ufficio a Roma (sarà inaugurato ufficialmente il mese prossimo), a breve il trasferimento anche in un'altra sede a Milano.
Un'azienda che crea posti di lavoro qualificati, quindi, come stanno a dimostrare le cento figure professionali in organico destinate a seguire i diversi progetti in tutto il paese: ingegneri, tecnici, esperti di software e di reti. «L'intesa raggiunta, in realtà, consolida la preesistente collaborazione di Huawei con il Gruppo Vodafone, sul fronte dei terminali, delle soluzioni di Core Network, degli apparati e delle infrastrutture di rete e della ricerca tecnologica – precisa al Sole 24 Ore David Wang, Ceo di Huawei Italia –. Il centro che sarà aperto a Milano andrà ad affiancare il Core innovation centre (Cic) inaugurato lo scorso novembre e attrezzato con le più recenti tecnologie Huawei dedicate soprattutto alla telefonìa mobile e al core network».
Il chiaro intento di Huawei è quello di radicarsi nel mercato italiano con un partner a lungo termine, aggiunge David Wang, «rivolgendosi a tutte quelle aziende che hanno necessità di incrementare i servizi di comunicazione. Di qui la collaborazione nella creazione e nel potenziamento di reti a banda larga su scala nazionale per fornire servizi altamente innovativi agli utenti finali nel campo delle reti di nuova generazione fisse. Tecnicamente si tratta dell'implementazione di soluzioni Ftth, Fiber to the Home, e mobili nel settore del mobile broadband».
L'accordo corona una presenza italiana di Huawei caratterizzata da una crescita a tappe ma inarrestabile: arrivata in Italia in sordina poco più di cinque anni fa con 200 dipendenti, ne conta già oltre 300, destinati a superare i 400 entro i primi mesi dell'anno prossimo. La società ha aperto un nuovo ufficio a Roma (sarà inaugurato ufficialmente il mese prossimo), a breve il trasferimento anche in un'altra sede a Milano.
Un'azienda che crea posti di lavoro qualificati, quindi, come stanno a dimostrare le cento figure professionali in organico destinate a seguire i diversi progetti in tutto il paese: ingegneri, tecnici, esperti di software e di reti. «L'intesa raggiunta, in realtà, consolida la preesistente collaborazione di Huawei con il Gruppo Vodafone, sul fronte dei terminali, delle soluzioni di Core Network, degli apparati e delle infrastrutture di rete e della ricerca tecnologica – precisa al Sole 24 Ore David Wang, Ceo di Huawei Italia –. Il centro che sarà aperto a Milano andrà ad affiancare il Core innovation centre (Cic) inaugurato lo scorso novembre e attrezzato con le più recenti tecnologie Huawei dedicate soprattutto alla telefonìa mobile e al core network».
Il chiaro intento di Huawei è quello di radicarsi nel mercato italiano con un partner a lungo termine, aggiunge David Wang, «rivolgendosi a tutte quelle aziende che hanno necessità di incrementare i servizi di comunicazione. Di qui la collaborazione nella creazione e nel potenziamento di reti a banda larga su scala nazionale per fornire servizi altamente innovativi agli utenti finali nel campo delle reti di nuova generazione fisse. Tecnicamente si tratta dell'implementazione di soluzioni Ftth, Fiber to the Home, e mobili nel settore del mobile broadband».
mercoledì 6 ottobre 2010
Secondo l'Istat coinvolge quasi 4,8 milioni di persone, boom alberghi e trasporti
Il doppio lavoro non va in pensione in Italia
Nella massa del doppio lavoro comunque - spiegano i tecnici Istat - c'e' pero' una grossa fetta di lavoro in nero, spesso nel commercio, nella ristorazione, negli alberghi e nei servizi alla persona Il dato emerge da un raffronto tra i dati dell'Istat sugli occupati totali nel 2009 e le posizioni lavorative calcolate nello stesso anno. A fronte di 24.838.000 occupati in media annua infatti ci sono 29.617.000 posizioni lavorative (tra regolari e irregolari) con una percentuale di irregolarita' nel complesso del 17,6%.
Il numero dei doppiolavoristi - si evince dalla serie storica - e' stato sostanzialmente stabile negli ultimi anni anche se la percentuale sul totale dei lavoratori si e' leggermente abbassata (grazie all'aumento dell'occupazione in generale). Per quasi 900.000 persone il doppio lavoro e in agricoltura (tra l'autoproduzione nel proprio orto e l'impiego nella coltivazione e nel raccolto nei campi di altri). A fronte di 979.000 occupati nel settore nel 2009 c'erano, nello stesso anno 1.837.000 posizioni lavorative. Nel settore del commercio ''allargato'' (commercio, riparazioni, alberghi e ristoranti, trasporti e comunicazioni) gli occupati totali (le persone) nel 2009 erano 6.052.000 ma le posizioni di lavoro risultavano essere 8.358.000 con una differenza di oltre 2,3 milioni di unita'.
Questo e' il settore dove e' piu' forte l'utilizzo del part time ma anche dove il sommerso, ad esclusione del lavoro domestico, ha la percentuale piu' alta (28,6% contro il 17,6 di media tra tutti i comparti), quattro volte superiore a quella dell'industria nel complesso. All'interno del comparto del commercio sono il settore degli alberghi e pubblici esercizi e quello dei trasporti e le comunicazioni ad avere la percentuale piu' alta sia di doppio lavoro che di sommerso. Secondo i dati fermi al 2008 il lavoro irregolare in alberghi, ristoranti e bar si avvicina al 42% mentre i ''doppiolavoristi'' sono circa 900.000 (le posizioni lavorative superano le 2,1 milioni di unita' contro gli 1,2 milioni di occupati). Nei trasporti e le comunicazioni la percentuale di lavoro irregolare sfiora il 50% mentre coloro che fanno una doppia attivita' sono quasi 1,2 milioni.
Nel lavoro domestico si concentra il lavoro irregolare (64,2% nel 2008 ma in calo rispetto al 78,6% di dieci anni prima) e le posizioni lavorative complessive che risultano all'Istat sono, sempre secondo i dati risalenti al 2008, 2.230.000 a fronte di 1.465.000 occupati (765.000 quindi i casi di doppio lavoro). Nell'industria sono scarsi sia i caso di doppio lavoro sia quelli di lavoro irregolare (6,8% la percentuale nel 2009). Nell'industria in senso stretto (escluse le costruzioni) la percentuale di irregolarita' del lavoro scende al 4,2% mentre le doppie attivita' sono solo 87.000.
Gli occupati nel settore erano 4.962.000 mentre le posizioni lavorative complessive risultavano essere 5.049.000. Nelle costruzioni, comparto ad alto utilizzo di lavoro irregolare anche a causa della discontinuita' della produzione (cantieri che aprono e chiudono), a fronte di 1.924.000 occupati nel 2009, le posizioni lavorative erano 2.176.000. Nel comparto, l'irregolarita', secondo l'Istat, ha raggiunto il 12,7% in aumento rispetto al 2008 (era al 12%) ma in forte calo rispetto a dieci anni prima, nel 1999 quando era al 17,6%.
Sanità: neonata muore all'Annunziata, 12 avvisi di garanzia
Inutile il trasferimento della bimba, nata con parto cesareo, nel reparto di terapia intensiva neonatale a seguito di un peggioramento. Per gli indagati la possibilità di nominare periti di fiducia
di Redazione - 05/10/2010
La bimba era nata due giorni prima con un parto cesareo e le sue condizioni erano state considerate buone dai medici, che non avevano ritenuto opportuno trasferirla subito nel reparto di terapia intensiva neonatale. A seguito di peggioramento delle condizioni generali, il trasferimento c'era poi stato ma invano.
Nei giorni scorsi il pm Luigi Landolfi ha affidato l'autopsia al medico legale Pietro Tarsitano, al ginecologo Mariano Iaccarino e al neonatologo Lucio Giordano. Intanto gli indagati, coloro che si sono occupati della piccola Mariarca Pia, hanno la possibilità di nominare propri periti di fiducia.
Tra le ipotesi avanzate sulla morte della neonata, un difetto congenito non immediatamente diagnosticato.
lunedì 4 ottobre 2010
Cinesi gestiscono banche fantasma
Cinesi gestiscono banche fantasma
Lunedí 04.10.2010 11:20
Sulla vicenda è intervenuto anche il Commissario alla Sicurezza del Municipio Roma Centro Storico Augusto Caratelli(Pdl): "Il Comitato Difesa Esquilino Roma 'Caput Mundi' denuncia l'apertura di altre due banche cinesi fantasma nel Rione Esquilino e più precisamente in Via Turati e in Via Cairoli. Furgoni blindati con tanto di uomini armati fino ai denti che prelevano in anonimi negozi buste contenenti probabilmente somme di denaro di commercianti cinesi che operano proprio nel rione Esquilino".
Allora ci chiediamo perché i commercianti cinesi versano somme di denaro in anonimi negozi senza scritte e quindi senza titolo così come prevede la normativa italiana? - prosegue - La banca d'Italia è informata su tali oscure attività di riscossione e trasporto di valori? Alla luce di ciò chiedo e chiediamo con urgenza la convocazione del Comitato per la Sicurezza e l'ordine pubblico e chiediamo alla Guardia di Finanza di controllare a tappeto le attività commerciali nel rione Esquilino".
Addio al grande vecchio della finanza italiana"MILANO - Enrico Cuccia "
| Addio al grande vecchio della finanza italiana | |
| La giovinezza. Di origine siciliana, Cuccia nasce a Roma il 24 novembre del 1907. Dopo gli studi in legge entra all'Iri, distaccato presso la sede di Londra; poi lavora per la Banca d'Italia. Conosce e sposa nel 1939 Idea Nuova Socialista Beneduce (morta nel 1996), una delle tre figlie del creatore dell'Iri, Alberto Beneduce (le sorelle si chiamavano Vittoria Proletaria e Italia Libera, chiaro omaggio alle idee socialiste del padre). Dal matrimonio sono nati tre figli, Benianimo, Auretta Noemi, Silvia Lucia, di cui si conosce pochissimo. Benianimo è stato dirigente in varie aziende chimiche, e ha dato al padre l'unica nipote. Nasce Mediobanca. Cuccia lavora anche all'Ufficio studi della Comit, diretto da Ugo La Malfa. Finita la guerra, la Comit, guidata da Raffaele Mattioli, promuove la costituzione di Mediobanca, il 10 aprile 1946, con Cuccia direttore. Da allora, in più di 50 anni di storia, la prima e a lungo unica banca d'affari italiana è al centro delle più importanti operazioni industriali e finanziarie del nostro paese. I patti di sindacato. Nella sua attività Mediobanca dedica la propria attenzione a un pugno di società appartenenti a quei settori industriali che hanno fatto lo sviluppo economico dell'Italia dall'inizio del '900 in poi: l'auto (Fiat), la chimica (Montecatini), l'energia elettrica (Edison), la gomma (Pirelli), la metallurgia (Orlando). L'istituto diventa un insostituibile punto di riferimento cumulando nel tempo importanti pacchetti azionari, tra cui spiccano per importanza quelli in Generali, Fondiaria, Pirelli, Montedison, Burgo, Gemina. Sono tutti gruppi di proprietà di pochi grandi famiglie; una circostanza che ha innescato un dibattito infinito tra i suoi detrattori e i sostenitori dell'operato del grande tessitore. I primi accusano Cuccia di aver fatto sempre gli interessi di alcune imprese, di aver trascurato la crescita di nuovi imprenditori, di essere contro un moderno mercato finanziario prediligendo strumenti di controllo come i patti di sindacato. Il caso Montedison. Tra le sue operazioni più importanti, quella legata alla Montedison. E' stato proprio lui infatti a orchestrare la fusione nel 1966 tra la Montecatini, azienda chimica in difficoltà finanziaria, e la Edison, ricca di disponibilità derivanti dalla nazionalizzazione dell'energia elettrica. Un matrimonio travagliato, come testimonia la storia della società, una palude in cui Cuccia rimase impantanato tanto da affermare: "Montedison è il mio Vietnam". Della sua creatura Cuccia si è occupato parecchie volte negli anni successivi, prima favorendo l'ingresso nell'azionariato dell'Eni, poi decidendo di riprivatizzarla all'inizio degli anni '80. Si scontra con l'allora presidente Schimberni che scala la Bi Invest del gruppo Bonomi, e l'anno successivo la Fondiaria; non riesce a contrastare neanche il colpo di mano di Raul Gardini, che nell'86-87 prende il controllo di Montedison. Sarà poi lo stesso Gardini ad affidargli il riassetto del gruppo. Tramonto del colosso. Quando Ferfin-Montedison viene travolta da una montagna di 30 mila miliardi di debiti, nel 1993, Mediobanca ne prende in mano le redini e convince tutto il sistema bancario a rinunciare a parte dei crediti e partecipare agli aumenti di capitale, mantenendola così in vita ed evitando la svendita di imprese industrialmente sane. La Ferfin diventa poi Compart, e Mediobanca da allora ne controlla la maggioranza relativa. Libia e Fiat. Altro grosso affare di cui Cuccia è stato artefice è l'ingresso negli anni '70 della finanziaria Lafico, del governo libico di Gheddafi, nella Fiat. Riuscirà anche a gestire la loro uscita, nel 1986, collocando le azioni a prezzi impossibili. Un'altra simpatia di Cuccia sono state le assicurazioni, la Fondiaria e le Generali in particolare, di cui a più riprese cerca di mantenere l'indipendenza. Ed è curioso vedere come per entrambe al termine di un lungo percorso l'approdo naturale è stato nel grembo della stessa Mediobanca, che controlla Fondiaria attraverso Compart ed è primo azionista di Generali. I misteri di Sindona. La storia di Cuccia presenta anche episodi oscuri: il più importante è il caso Sindona, finanziere rampante che lo minaccia più volte cercando di ottenerne l'appoggio per evitare la bancarotta. Al corrente del rischio che correva l'avvocato Giorgio Ambrosoli, curatore fallimentare delle società di Sindona, assassinato da un killer nel 1979, Cuccia si rifugia nel silenzio e non avverte i magistrati. Gli anni '90. Nella seconda metà del decennio comincia il declino della "visione del mondo" cucciana. Il cero annus horribilis è il '97, con il clamoroso "no" di Pietro Marzotto, tra l'altro un azionista Mediobanca, al progetto di fusione tra la sua società e Hdp, la ex Gemina. E poi l'insuccesso delle Generali nella scalata all'Agf. Infine la rottura senza precedenti nella storia di via Filodrammatici, con il licenziamento del segretario generale, Gerardo Braggiotti, per divergenze insanabili sulla visione strategica. Sconfitto da Bazoli. Tornando al piano più strettamente finanziario, c'è da registrare che, a fine anni '90, comincia la fase declinante. Dopo aver di fatto investito il presidente della Rcs, Cesare Romiti, come suo successore, Cuccia lo scorso anno ingaggia una dura battaglia per il controllo della Comit: sfida da lui persa e vinta invece da Giovanni Bazoli di Banca Intesa. |
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